Forza d'Agrò paese medievale a due passi da Taormina e l'Etna. Ricco di arte, storia e cultura, panorami mozzafiato. Famoso per aver accolto i cast di molti film.


Piano di riqualificazione turistica del borgo medievale di Forza d'Agrò
Tiziana Gentile

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CATANIA

Facoltà di Economia

Corso di Laurea in Economia e Gestione delle Imprese Turistiche

 

 

 

TIZIANA GENTILE

 

 

PIANO DI RIQUALIFICAZIONE TURISTICA DEL BORGO MEDIEVALE DI FORZA D’AGRÒ

 

 

 

SAGGIO FINALE

 

 

Relatore:

Chiar.mo Prof. BENEDETTO PUGLISI

 

 

 

 

Anno Accademico 2005-2006


 

INDICE

 

 

 TOC \o "1-9" \t "Intestazione 3;3;Intestazione 2;2;Intestazione 1;1;TITOLO 1;1;TITOLO;1;Titolo;1" \hPREMESSA....................................................................................................................... 3

I CAPITOLO

CENNI GENERALI SUL SETTORE TURISTICO E SULL’AREA DI RIFERIMENTO 6

1.1  L’analisi del mercato turistico italiano e siciliano..................................................... 6

1.2  La descrizione dell’area di riferimento................................................................. 10

1.3 Il Benchmarking. Famosi esempi di Albergo Diffuso in Italia. ............................... 16

1.4 Un caso di successo: S. Stefano di Sessanio (AQ)............................................... 21

CAPITOLO II

LO STUDIO DEL PRODOTTO TERRITORIO E LA CONCRETIZZAZIONE DEL “DESTINATION MANAGEMENT”....................................................................................................... 27

2.1 L’analisi del ciclo di vita della destinazione e il relativo posizionamento strategico... 27

2.2 S.W.O.T. Analysis: punti di forza, debolezza, opportunità e minacce..................... 33

2.3  La determinazione del Target Market.................................................................. 36

CAPITOLO III

IPOTESI DI  REALIZZAZIONE DI UN ALBERGO DIFFUSO A FORZA D’AGRÒ 38

3.1  Gli obiettivi e le strategie da attuare per la realizzazione dell’Albergo Diffuso........ 38

3.2 La descrizione degli interventi strutturali, infrastrutturali e di comunicazione da mettere in atto.            45

3.3 Il piano degli investimenti e la ricerca dei finanziamenti attivabili............................. 49

3.4 Action Plan......................................................................................................... 53

CONCLUSIONI.............................................................................................................. 54

BIBLIOGRAFIA.............................................................................................................. 57

SITOGRAFIA.................................................................................................................. 58


 

PREMESSA

Da oltre 50 anni l’attività turistica ha assunto proporzioni notevolissime. Passando da fenomeno d’élite ad evento di massa, il turismo ha subito una serie di evoluzioni che hanno portato a considerarlo uno dei settori più rilevanti dell’economia di molti Paesi. L’enorme influenza attribuita a questo fenomeno, ha permesso di convertire ogni tipo di risorsa primaria rilevante a bene fruibile e comunicabile, facendola divenire un’attrazione turistica.  Allo stesso tempo è anche uno strumento di innovazione e di “ingegno”: in questo campo sono sempre più importanti le idee, che devono essere geniali, innovative, sperimentali ma soprattutto competitive.

Il presente saggio finale, frutto dello studio di una disciplina caratterizzante del Corso di Laurea specialistica di management turistico, Destination Management & Marketing, prevede la realizzazione di un piano di riqualificazione che punti soprattutto al recupero storico-architettonico di Forza d’Agrò e alla valorizzazione delle risorse naturali, culturali e soprattutto umane.

In particolare ho focalizzato l’attenzione sul turismo di tipo relazionale e sulla sua attuazione tramite il progetto di Albergo Diffuso, strumento di valorizzazione territoriale ma soprattutto dei rapporti umani, utile per quei borghi che possiedono tante risorse e potenzialità non ancora utilizzate, come Forza d’Agrò, e verso i quali, io stessa, nutro un innato affetto.

Nel primo capitolo mi accingerò ad analizzare il mercato turistico sia a livello nazionale che a livello locale, esaminando arrivi e presenze di differenti località siciliane, passando poi allo studio, in particolare, del territorio di Forza d’Agrò, l’analisi socio-economica, la domanda e l’offerta turistica, sia italiana che straniera. Il primo capitolo continua con un’analisi di benchmarking sui casi di Albergo Diffuso presenti in Italia e continua con lo studio del  “caso di successo”: S. Stefano di Sessanio, borgo abruzzese in provincia de L’Aquila che ha già attuato l’Albergo Diffuso e, nello studio del quale, ho focalizzato l’attenzione sul rispetto della struttura urbanistica dei luoghi e al recupero delle tradizioni passate.

Nel secondo capitolo analizzerò il ciclo di vita della destinazione, che si inserisce in un contesto dominato principalmente dai benefici in campo economico (aumento del reddito e dell’occupazione), sociale (scambio culturale tra turisti e gente del luogo) e ambientale (consapevolezza delle proprie risorse) e dove gli unici costi riguardano esclusivamente l’ambito economico, proprio per le iniziative di sviluppo avviate. Lo stesso capitolo metterà a confronto varie località sotto l’aspetto della densità turistica e della turisticità complessiva tramite il relativo grafico di posizionamento.

In seguito esaminerò i punti di forza, debolezza, opportunità e minacce della destinazione, proseguendo con la determinazione del target market attuale della destinazione e di quello che il progetto prevede di attrarre e soddisfare, tenendo in considerazione che questo segmento ipotetico di clienti sarà costituito da una nicchia di mercato, una fetta di frequentatori che sarà caratterizzata dalla ricerca di una vacanza alternativa, a contatto con la realtà locale e inseriti totalmente in un contesto in cui saranno considerati "residenti momentanei”. Il terzo capitolo, più tecnico, prevede l’individuazione in primis degli obiettivi che con il progetto si vogliono realizzare e in seguito delle strategie da seguire per mettere in atto, più concretamente possibile, gli obiettivi individuati. In seguito il capitolo tratterà degli interventi tecnico-strutturali e di comunicazione da compiere per rendere fruibile e comunicabile la risorsa e i relativi finanziamenti da ricercare e da attuare. L’argomento si concluderà con la redazione dell’action plan, ovvero un manuale d’azione da seguire per l’attuazione di tutte le operazioni necessarie e gli obiettivi stabiliti previsti dal progetto.

Il progetto che ho redatto è nato dalla diretta corrispondenza tra il legame che provo verso tutti quei borghi a volte dimenticati e che sono le peculiarità del nostro Paese, e dallo studio di una disciplina che analizza la gestione del territorio e la relativa commercializzazione attraverso strumenti idonei per attuare, nello stesso tempo, la riqualificazione turistica, sottolineando anche il fatto che la nostra realtà è meta di viaggiatori che sovente prediligono piccole realtà e posti tipici e caratteristici, evitando a volte le enormi strutture di lusso e le destinazioni a sette stelle.

Infine il presente saggio finale è accompagnato e integrato da un modellino 3D realizzato in cartonpane, grazie all’aiuto di Bruno Spina, Giorgia Testa e Salvo Terranova, rappresentante il territorio e gli edifici oggetto del piano di riqualificazione turistica.
I CAPITOLO

CENNI GENERALI SUL SETTORE TURISTICO E SULL’AREA DI RIFERIMENTO

1.1  L’analisi del mercato turistico italiano e siciliano.

Il fenomeno turistico in Italia, negli ultimi decenni, è divenuto fattore trainante dell’intera economia nazionale, in grado di far registrare i più alti trend di crescita, è considerato alla pari di settori come i trasporti, le comunicazioni e l’informatica, con i quali opera in modo sinergico. Da quanto risulta dall’Osservatorio sul turismo italiano, promosso da Isnart-Unioncamere e presentato alla Bit nel febbraio 2007, il turismo italiano è stato promosso a pieni voti sia dai turisti italiani che da quelli stranieri, i quali hanno preferito il BelPaese soprattutto per quanto riguarda l’enogastronomia, seguita dalla cortesia e dal livello di ospitalità della gente e di pulizia degli alloggi. Per quanto concerne il 2006, se nel primo semestre il consuntivo porta ad un pareggio con l’anno precedente, nei mesi di aprile e giugno si è potuto riscontrare un incremento. In tutto sono state più di 121 milioni le vacanze effettuate nell’arco del 2006, con una quota di ben l’84% in Italia.

 

TAB.  SEQ "Tabella" \*Arabic 1Casella di testo: LE DESTINAZIONI TURISTICHE PIÙ RICHIESTE DALLA CLIENTELA AI TOUR OPERATOR EUROPEI

  

 

 

2006

 

2005

 

2004

 

 

%

 

%

 

%

1°

ITALIA

84,4%

ITALIA

88,8

ITALIA

96,3

2°

SPAGNA

38,9%

SPAGNA

42,5

SPAGNA

39,7

3°

FRANCIA

36,1%

FRANCIA

39,1

FRANCIA

39,4

4°

GERMANIA

15,3%

GERMANIA

16,9

GRECIA

16,6

5°

GRECIA

14,6%

GRECIA

16,3

REGNO UNITO

15,9

6°

P.SCANDINAVI

12,5%

TURCHIA

14,4

GERMANIA

12,8

Casella di testo: Fonte: Osservatorio Nazionale sul Turismo, Unioncamere/Isnart, Agosto 2006

  

 

La spesa totale per le vacanze degli italiani (in Italia e all’Estero) si è fermata a 44,9 miliardi di euro, contro i 46,8% del 2005. A beneficiare di più dei proventi dei turisti è la provincia di Roma, con quasi 2 milioni di vacanze nel 2006, seguita da Rimini, dalla provincia di Trento e da Venezia. Il fronte Estero segna un saldo positivo: si riduce il calo del mercato tedesco, mentre crescono i mercati inglese (+2,5%), francese (+2,3%) e statunitense (+2,3%). L’impatto economico del turismo si attesta a 44,9 miliardi di euro entrati nel 2006, con alberghi e pubblici esercizi che raccolgono il 63,5% del totale.

Interessanti sono le previsioni per il 2007, con gli operatori che si dimostrano ottimisti. Si attende una domanda in crescita e, solo nella peggiore delle ipotesi, si parla di stabilità. Si dovrebbe registrare un incremento soprattutto sui mercati dell’Est (Russia, Ungheria e Polonia), in Norvegia, in Belgio e in Spagna. Lusinghieri i dati che provengono dalla Cina dove 1,2 milioni di turisti  ha detto di avere intenzione di venire in vacanza in Italia.

Per ciò che riguarda la Sicilia, secondo l’Osservatorio turistico regionale, l’attività turistica nel 2006 ha fatto registrare un leggero aumento rispetto all’anno precedente, ma bisogna sottolineare che nell’isola le A.A.P.I.T. sono in gestione liquidatoria a causa del rinnovamento del settore turistico, che ha previsto la soppressione di tali aziende, e ciò comporta gravi ritardi nell’acquisizione dei dati completi da parte dell’Osservatorio e dell’Istat. Tenendo conto di ciò, l’andamento provinciale è il seguente:

 

Casella di testo: MOVIMENTO ALBERGHIERO ED EXTRALBERGHIERO DI ITALIANI E STRANIERI - ANNO 2005/2006

 

TAB.  SEQ "Tabella" \*Arabic 2

 

Provincia

Arrivi

Presenze

2005

2006

Var. ass.

Var. %

2005

2006

Var. ass.

Var. %

AGRIGENTO

315.610

320.845

5.235

1,65%

796.774

818.769

21.995

2,50%

CALTANISSETTA

29.619

33.322

2.269

12,50%

78.957

76.927

-2.037

-2,57%

CATANIA

531.007

566.622

25.615

6,70%

1.423.082

1.452.941

29.859

2,09%

ENNA

42.476

43.681

1.205

2,83%

77.252

80.508

3.256

4,21%

MESSINA

861.317

914.180

52.863

6,13%

3.467.851

3.791.877

324.026

9,34%

PALERMO

939.774

982.124

42.350

4,50%

2.836.112

2.984.840

148.728

5,24%

RAGUSA

86.285

89.108

2.823

3,27%

282.212

286.493

4.281

1,51%

SIRACUSA

311.551

339.328

27.817

8,92%

1.038.281

1.176.828

138.547

13,34%

TRAPANI

283.071

338.685

55.212

19,64%

1.039.147

1.240.020

200.873

19,33%

TOT. AZIENDE

3.400.710

3.627.895

227.185

6,68%

11.039.668

11.909.203

869.535

7,87%

Casella di testo: Fonte: Osservatorio Turistico Regionale, 2006

  

Per quanto riguarda i turisti nelle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere provinciali, si può annotare una lieve variazione percentuale del 3,66% degli arrivi e del 4,36% delle presenze italiane, mentre una consistente variazione dell’11,93% degli arrivi e del 13,78% delle presenze straniere rispetto al 2005. Osservando invece l’andamento turistico in particolare, alcune località siciliane hanno percepito un calo non indifferente di arrivi e presenze rispetto all’anno passato, come per esempio Cefalù e Milazzo, le cui più importanti flessioni riguardano il settore italiano, che tocca rispettivamente il -35% e un -28% per le presenze, e un -18% per gli arrivi, senza menzionare in dettaglio gli altri decrementi che riguardano destinazioni come Giardini Naxos, Acireale, Agrigento e Caltagirone. Di contro si elencano incrementi di arrivi e presenze italiane a Trapani, Isole Eolie, Capo d’Orlando, Taormina, Patti ed Erice.

 

 

Casella di testo: MOVIMENTO ALBERGHIERO ED EXTRALBERGHIERO DI ITALIANI - ANNO 2005/2006
 
 
 
 
 
 
 

 

TAB. 3

 

Provincia

Arrivi

Presenze

2005

2006

Var. ass.

2005

2006

Var. ass.

AG

171.866

167.233

-4.633

520.240

523.194

2.954

CL

25.789

29.533

3.744

69.866

69.439

-427

CT

384.250

396.876

12.626

1.001.229

995.987

-5.242

EN

25.961

27.702

1.741

53.585

57.758

4.173

ME

490.944

500.541

9.597

1.890.030

1.977.687

87.657

PA

560.870

560.760

110

1.562.797

1.529.613

-33.184

RG

68.136

68.293

157

197.505

197.379

-126

SR

210.102

221.695

11.593

759.127

822.253

63.126

TR

223.939

268.503

44.564

873.368

1.057.164

183.796

TOT. AZIENDE

2.161.857

2.241.136

79.499

6.927.747

7.230.474

302.727

Casella di testo: Fonte: Osservatorio Turistico Regionale, 2006
 
 
 
 
 
 
 

  

 

 

 Il settore estero, al contrario di quello italiano che ha segnato notevoli cali, invece, segna i suoi pochi ma consistenti decrementi in località come Gela, che tocca il picco di -34% di arrivi e -40% di presenze, Agrigento con un -26% di arrivi e un -26% di presenze, e Piazza Armerina, mentre confortanti sono le crescite a Taormina, Isole Eolie, Capo d’Orlando, Siracusa ed Erice che si caratterizzano per consistenti sviluppi sia in termini di arrivi che di presenze.

Casella di testo: MOVIMENTO ALBERGHIERO ED EXTRALBERGHIERO DI STRANIERI - ANNO 2005/2006
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

TAB.  SEQ "Tabella" \*Arabic 4

 

Provincia

Arrivi

Presenze

2005

2006

Var. ass.

2005

2006

Var. ass.

AG

143.744

153.612

9.868

276.534

295.575

19.041

CL

3.830

3.789

41

9.091

7.488

-1.603

CT

146.757

169.746

22.989

421.853

456.954

35.101

EN

16.515

15.979

536

23.667

22.750

-917

ME

370.373

413.639

43.266

1.577.821

1.814.190

236.369

PA

378.904

421.364

42.460

1.273.315

1.455.277

181.962

RG

18.149

20.815

2.666

84.707

89.114

4.407

SR

101.449

117.633

16.184

279.154

354.575

75.421

TR

59.132

70.182

11.050

165.779

182.856

17.077

TOT. AZIENDE

1.238.853

1.386.759

149.060

4.111.921

4.678.779

566.858

Casella di testo: Fonte: Osservatorio Turistico Regionale, 2006
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

  

Sembra infine interessante notare che la quota di mercato complessiva nazionale della domanda turistica in Sicilia mostra, nell’ultimo periodo, una lieve ma continua crescita, soprattutto in relazione alla capacità del territorio di attrarre arrivi piuttosto che presenze.

1.2  La descrizione dell’area di riferimento.

Il settore turistico ha realizzato, negli ultimi anni, un lieve miglioramento dei parametri rilevanti (indice di permanenza, flussi) cogliendo solo in parte i frutti di un rafforzamento dell’offerta di strutture turistiche e gli effetti di investimenti notevoli nel settore, anche per la difficoltà a sviluppare un’ottica di sistema nel prodotto turistico e di aggredire le reali problematiche del settore (diversificazione e destagionalizzazione  dei flussi, potenziamento dei servizi). Il presente studio concerne l’analisi del territorio di Forza d’Agrò, che ha una superficie di 10,61 kmq e che si erge a 420 metri sul livello del mare, sul lembo estremo di nord-est della corona del Monte Tauro.

Casella di testo: FIG.  SEQ "Figura" \*Arabic 1       DA FORZA D’AGRÒ VERSO NORD

 

Casella di testo:   Fonte: Google Earth
Casella di testo:  Fonte: Google Earth
 
Casella di testo: FIG. 2       DA FORZA D’AGRÒ VERSO SUD
 

 

L’accessibilità alla zona è realizzata da servizi giornalieri di trasporto tramite pullman, che collegano il paese con Messina (42km) e Taormina (15km). In macchina da Messina vi si arriva: uscendo dall’autostrada A18 al casello di Roccalumera, si percorre la SS114, direzione Catania, fino al Capo S.Alessio, bivio per Forza d’Agrò. In macchina da Catania: uscendo dall’autostrada A18 al casello di Taormina, si imbocca la SS114 direzione Messina, fino al bivio di Capo S.Alessio per Forza d’Agrò. Le distanze dai principali aeroporti siciliani sono: per Catania ca. 60km, per Trapani ca. 370km e per Palermo ca. 240km. La stazione ferroviaria più vicina, quella di S.Alessio, dista 6km, mentre quella di Letojanni e di S.Teresa di Riva distano ca. 10km.

La destinazione si erge su un promontorio collinare a carattere roccioso, distante circa 4 km dal bivio del Capo S.Alessio e la cui estremità più alta è da molti secoli adibita a cimitero, mentre per le strade del borgo si possono osservare palazzi signorili del XVII secolo, tra cui Palazzo Miano e Palazzo Mauro, imponenti chiese tra cui la Cattedrale della SS.Annunziata del 1400, al cui interno vi sono delle cripte sotterranee utilizzate per le sepolture e caratterizzate da particolari dipinti murali, la chiesa della SS.Trinità, costruita nel 1576, affiancata dal Convento Agostiniano del XV secolo e dal suo immenso chiostro, il tutto da poco ristrutturato e adibito a biblioteca e a sala convegni: un mix che suscita particolare interesse sia per la posizione geografica che ricopre, che per le risorse culturali che possiede.  Non bisogna dimenticare che Forza d’Agrò fa parte della Valle d’Agrò, che comprende altri sette paesi (S.Alessio, S.Teresa di Riva, Furci S., Savoca, Antillo, Limina e Roccafiorita) le cui amministrazioni, da circa un anno, hanno preso consapevolezza della necessità di adoperarsi congiuntamente affinché, adottando una strategia comune ed unitaria, tutto il territorio della Valle possa essere potenziato nel rispetto dei valori tradizionali e delle caratteristiche della zona: hanno dato vita, così, ad un Consorzio di Promozione Turistica (Val d’Agrò, appunto)[1]. L’analisi socio-economica del luogo fa emergere varie attività economiche, la maggior parte delle quali a gestione familiare e ben consolidate, che occupano la stragrande maggioranza dei giovani che abitano nel paese, dando loro un lavoro e la possibilità di partecipare all’incremento economico della destinazione. L’età media della popolazione è alta, la famiglia media è composta da due figli, con un tenore di vita medio grazie anche al basso costo della vita. D’altro canto invece, si comprende come non esista la consapevolezza delle potenzialità del luogo, che, se sfruttate minimamente, potrebbero essere il trampolino di lancio di uno sviluppo turistico integrato, ciò forse a causa dell’anzianità della popolazione, o dell’inesperienza dei giovani, o della mancanza di una politica locale destinata, che preveda  forme di incentivazione all’attività turistica rivolte soprattutto ai giovani. L’analisi dell’offerta turistica mostra la presenza di quattro ristoranti (L’Abbazia, l’Osteria Agostiniana, Il Priore, l’Hotel Villa Souvenir), che attirano un’immensa mole di turisti in ogni periodo dell’anno, e di tre alberghi: l’Hotel Villa Souvenir, a due stelle, è l’unico sito nel paese, conta circa 22 camere e nell’alta stagione, grazie alla sua posizione centrale rispetto al paese, registra un alto tasso di pernottamenti. La sua attività comprende la vendita di tabacchi, servizi telematici, edicola, bar e gelateria, nonchè ristorante e pizzeria. I restanti due, l’hotel Baia Taormina, che conta 94 camere e il Crystal Sea Hotel con 39 camere, entrambi a quattro stelle e con diversi servizi, sono situati sulla SS114 a ca. 4,5km dalla località, mentre gli unici due Bed&Breakfast presenti sul territorio, insieme contano circa 12-15 posti letto e, anche se nati da due anni, nell’alta stagione hanno fatto registrare il “tutto esaurito”. Per quanto riguarda le attività complementari, come pub o discoteche, le più vicine sono quelle di Letojanni, Taormina e Giardini a circa 10-15km. Da questi punti si deduce come il paese non offra ancora abbastanza sia ai turisti sia ai residenti, o comunque abbia sviluppato delle forme di offerta ancora primordiali ed essenziali, vista la poca competenza nel settore da parte degli attori interessati. Inoltre la popolazione non cresce e poiché la maggior parte di essa è anziana, non ha la consapevolezza delle immense risorse paesaggistiche, naturalistiche, culturali, eno-gastronomiche che il paese possiede, così si è restii a puntare su quel settore economico che favorirebbe la valorizzazione, lo sviluppo e la conversione delle risorse in attrazioni in grado di generare domanda e che collocherebbe la destinazione in posizione competitiva nei confronti delle altre mete simili. L’analisi della domanda turistica a Forza d’Agrò, mostra, attraverso i dati dell’A.A.P.I.T., un consistente movimento alberghiero di turisti stranieri e italiani, che, rispetto al 2005 è, per certi aspetti, in aumento:

 

Casella di testo: MOVIMENTO ALBERGHIERO A FORZA D’AGRÒ NEL 2006

 

  GRAFICO  SEQ "Grafico" \*Arabic 1

 

Si registra, infatti, un incremento di circa il 35% delle presenze straniere rispetto al 2005, di contro alle presenze degli italiani che segnano un calo dell’1,95%. La permanenza media totale degli italiani, leggermente calata, nel 2006 si attesta a 2,5 giorni e quelle degli stranieri a 5,2 giorni. Tutto sommato la stagione alberghiera del 2006, con i suoi dati in crescita, può considerarsi soddisfacente non solo perché non vi è stato nessun calo considerevole rispetto l’anno precedente, ma soprattutto perché da quest’ultimo le presenze alberghiere totali si discostano di un +30% e gli arrivi alberghieri totali di un +26,50%, ciò significa che la destinazione è in una fase iniziale di sviluppo. Bisogna inoltre considerare l’attivita extralberghiera. Essa fa registrare un elevato numero di seconde case, occupate solo nel periodo estivo dai proprietari, e nonostante le poche strutture a disposizione, contribuisce anch’essa all’incremento turistico del luogo esclusivamente nei mesi di luglio, agosto e settembre:

 

Casella di testo: MOVIMENTO EXTRALBERGHIERO A FORZA D’AGRÒ NEL 2006
 

 

  GRAFICO  SEQ "Grafico" \*Arabic 2

 

 

I dati del settore extralberghiero registrano una diminuzione di arrivi, presenze e permanenza media degli stranieri rispetto al 2005, di contro ad un aumento di quelli italiani, che segnano un +28% per le presenze e un +43% per gli arrivi, mentre la permanenza media passa dai 5,69 giorni del 2005, ai 5,09 giorni del 2006. Osservando inoltre i dati relativi alla bassa stagione, troviamo che per tutti i mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, ottobre, novembre e dicembre si registra un valore complessivo di arrivi e presenze, italiane e straniere, non superiore a 50 unità; da ciò è chiaro come il paese risulta essere ancora una destinazione prettamente stagionale e bisognerebbe mettere in pratica gli strumenti adatti per attuare una valida destagionalizzazione.

Bisogna inoltre rilevare che Forza d’Agrò si sta aprendo al turismo molto lentamente a causa della mancanza di strutture e infrastrutture importanti per tale attività economica. Il comune di Forza d’Agrò ha subito solo di recente un massiccio arrivo di turisti sul suo territorio, mentre una decina d’anni fa poteva solo essere considerato un paese fantasma, dove quei pochi turisti che vi arrivavano, non trovando adeguati servizi e attrezzature di supporto all’attività turistica, non erano sufficienti ad incrementare il fenomeno nè tantomeno ad invogliare gli attori ad investire risorse finanziarie su una destinazione incerta. I dati seguenti mostrano, di conseguenza, la situazione degli arrivi e delle presenze nell’ultimo decennio:

 

Casella di testo: DATI DECENNALI SUL MOVIMENTO ALBERGHIERO ED EXTRALBERGHIERO A FORZA D’AGRÒ
 
 
 

 

  GRAFICO  SEQ "Grafico" \*Arabic 3

 

Casella di testo: Fonte: Uff. Statistica dell’A.A.P.I.T. di Messina, 2007
 
 
 
 
 

 

I dati del 2006 sono molto confortanti perché non segnano alcun calo rispetto all’anno precedente, ma soprattutto perché registrano una variazione percentuale positiva del 30% delle presenze totali italiane e straniere rispetto al 2005. Il trend decennale appena attenzionato, mostra dei dati rassicuranti che riguardano gli stranieri i quali, dal 2000 fino ad oggi, hanno fatto registrare valori compresi tra 15.000 e quasi 40.000 presenze.

Si deve sottolineare inoltre come la destinazione, lungo gli ultimi 4 anni, abbia fatto segnare un andamento della permanenza media degli italiani inversamente proporzionale rispetto a quella degli stranieri: la prima registra un continuo calo già dal 2004, di contro a quella degli stranieri che dal 2001 è in leggero continuo aumento.

Per favorire un ulteriore incremento turistico della destinazione, è quindi necessario creare un indotto turistico tra operatori pubblici, operatori privati, turisti e popolazione locale, che sia destinato soprattutto alla destagionalizzazione della destinazione.

1.3 Il Benchmarking. Famosi esempi di Albergo Diffuso in Italia.

L’Italia è sede di grandi città ma anche di migliaia di piccoli borghi posti sulle cime di monti, immersi nel verde delle pianure o a picco sul mare.

Purtroppo, nonostante la bellezza dei paesaggi, i piccoli centri sono esposti a degrado e abbandono, finendo per essere abitati solo da persone anziane, attaccate al loro luogo d’origine e al loro passato. L’obiettivo principale del progetto di Albergo Diffuso è cercare di dare nuovamente, ai piccoli comuni, quell’immagine di vitalità che si presentava prima delle grandi emigrazioni dal paese per la città.

Il Friuli Venezia Giulia è la regione “madre” dell’Albergo Diffuso, poiché proprio qui negli anni ’80, si cominciò a parlare di Albergo Diffuso.

I progetti attuati dai comuni sono: “Albergo Diffuso Comeglians” a Comeglians in Carnia, “Residence Albergo Diffuso di Borgo San Lorenzo” a Sauris/Zahre in provincia di Udine, “Albergo Diffuso Monte Prât” a Forgaria in provincia di Udine e “Borgo Soandri” a Sutrio in provincia di Udine. I progetti sono stati sviluppati per dare l’opportunità ai turisti di vivere a contatto con la natura, con la storia e la cultura del paese. Inoltre, sono proposti numerosi itinerari culturali per comprendere la storia del territorio, visite guidate con percorsi naturalistici per conoscere ed apprezzare il territorio, scoprire le antiche attività artigianali ed imparare a cucinare specialità gastronomiche.

La Regione Friuli Venezia Giulia, ha dato una definizione dell’Albergo Diffuso nel suo piano legislativo regionale:

 

“Gli alberghi diffusi sono costituiti da almeno tre unità abitative dislocate in uno o più stabili separati, integrate fra loro da servizi centralizzati quali ufficio di ricevimento, sala ad uso comune, eventualmente ristorante-bar, allocati in un unico stabile [2]

 

“Gli alberghi diffusi sono classificati dai Comuni sul cui territorio insistono le strutture o, nel caso in cui la dislocazione interessi più comuni, dal Comune in cui ha sede l’ufficio di ricevimento. I requisiti minimi ai fini della classificazione sono fissati con apposito regolamento comunale. In ogni caso il numero dei posti letto non può essere complessivamente inferiore a ottanta. Le unità abitative devono essere ubicate solo nei comuni amministrativamente confinanti con il Comune in cui ha sede l’ufficio di ricevimento dell’Albergo Diffuso[3]

 

Proprio per sottolineare l’attenzione della Regione a questo nuovo progetto di sviluppo turistico, è nata la “S.I.S.A.D. FVG”, un centro didattico di riferimento dedicato agli operatori del Comparto Albergo Diffuso.

Gli obiettivi sono quelli di sostenere coloro che operano o intendono promuovere il proprio territorio e/o intraprendere un'attività turistica di Albergo Diffuso o paese-albergo e valorizzare la loro capacità di fungere da traino alla cooperazione tra pubblico, privato e associazioni di volontariato locale.

La Sardegna è una delle 9 regioni che ha sviluppato per prima la formula di Albergo Diffuso: ne sono stati realizzati vari progetti: ”Antica Dimora del Gruccione” e “Sas Benas” a Santu Lussurgiu in provincia di Oristano, “Corte Fiorita” a Bosa in provincia di Nuoro e “Omu Axiu” a Orroli ai confini tra le province di Cagliari e Nuoro.

E’ possibile visitare il territorio sardo attraverso escursioni e gite in mountain bike, si può viaggiare sul Trenino Verde, un treno d’epoca che dalla primavera all’autunno porta i turisti da Cagliari ad Arbatax, alla scoperta della Sardegna meno conosciuta e ammirare il Nuraghe Arrubiu a pochi chilometri dal paese, dalle dimensioni ancora più imponenti del complesso di Barumini.

La Regione Sardegna, oltre ad essere la regione che ha attuato e sviluppato le prime forme di Albergo Diffuso, ha anche classificato questa forma di ospitalità nella legge regionale del 12 agosto 1998 n. 27, cioè ha legiferato per garantire all’Albergo Diffuso un riconoscimento legale:

  

“Possono assumere la denominazione di "Albergo Diffuso" gli alberghi caratterizzati dalla centralizzazione in un unico stabile dell'ufficio ricevimento, delle sale d’uso comune e dell'eventuale ristorante ed annessa cucina e dalla dislocazione delle unità abitative in uno o più stabili separati, purché ubicati nel centro storico (zona A) del Comune e distanti non oltre 200 metri dall'edificio nel quale sono ubicati i servizi principali. L'obbligatorietà dei requisiti ai fini della classificazione permane in quanto compatibile con la struttura diffusa dell'esercizio[4]

 

Ma non solo, l’obiettivo della Regione è stipulare un Patto Triennale di Marketing e una serie di incentivi, per riqualificare le strutture turistiche dell’isola.

Il progetto avrà valenza nel lungo termine, chi se ne occupa è l’attuale assessore al Turismo Luisanna Depau; il programma ha lo scopo di indirizzare i finanziamenti per la riorganizzazione dei servizi e delle strutture turistiche già presenti, per ovviare anche alla destagionalizzazione del turismo, attraverso il rilancio dell’attività turistica nei parchi dell’interno Isola. La Regione, inoltre, sta lanciando una campagna pubblicitaria a livello nazionale ed internazionale, seppur con pochi fondi a disposizione.

Sulla scia della Regione Friuli Venezia Giulia, si sono poste le basi per un coordinamento nazionale per la creazione di una “Scuola degli Alberghi Diffusi” anche in Sardegna in collaborazione con il “GAL Montiferru”.

In Molise, i progetti di Albergo Diffuso sono stati sviluppati e promossi dal “Patto Territoriale del Matese”. Senza dubbio in questa regione vi è un’offerta di ospitalità diffusa superiore rispetto alle altre: si contano 8 progetti di Albergo Diffuso a Frosolone in provincia di Isernia, a Sepino, Jelsi, Cercepiccola, Casalciprano, Ferrazzano, Castropignano e Ripalimosani tutte in provincia di Campobasso e 4 esempi di ospitalità nei borghi a Mirabello Sannitico, Montagano, Duronia e Campobasso tutte in provincia di Campobasso sparsi in tutta la regione. Molti di questi progetti sono costituiti da un unico edificio suddiviso in appartamenti o miniappartamenti.

Il territorio del Matese negli anni passati, presentava una situazione di isolamento orografico, dato dalla presenza di numerosi piccoli centri abitati che subivano il fenomeno dell’emigrazione imprenditoriale, in quanto la scarsità di abitanti dei paesi non permetteva un adeguato sviluppo sia occupazionale sia produttivo, portando ad una situazione di stallo ed impoverimento di quelle che erano le potenzialità di crescita economica.

Nonostante queste situazioni avverse, il territorio offriva lati positivi come l’elevata disponibilità di risorse umane, un clima sociale coeso e forte, la ricchezza archeologica e storica dei paesi dell’area del Matese, ma soprattutto la voglia di riscatto degli amministratori della regione, degli imprenditori e delle organizzazioni no profit per ridare all’area quella vitalità che meritava. Così nel 1996-97, si sviluppò l’idea progettuale del Piano d’Azione Locale “Patto Territoriale per l’Occupazione del Matese”, creato per aiutare gli imprenditori presenti sul territorio ma che non facevano parte dell’industria turistica.

Successivamente, chi si occupava di turismo cominciò a richiedere interventi di riqualificazione e ristrutturazione turistica per le dimore storiche presenti nel territorio e per quei borghi pieni di storia, ma abbandonati. E’ così che si cominciò a parlare di microricettività.

L’obiettivo principale del Patto è quello di sviluppare un numero considerevole di posti di lavoro attribuiti alle attività economiche dell’area, in modo da accrescere il tasso di imprenditorialità del territorio e migliorare di conseguenza la qualità di vita per la popolazione residente nel Matese:

Ad oggi, il Patto Territoriale ha finanziato il recupero di circa 40 residenze di pregio destinate all’accoglienza turistica contribuendo alla ripresa socio-economica dei borghi.

Anche in Molise, si sta lavorando alla creazione della “Scuola degli Alberghi Diffusi” promossa proprio dal Patto del Matese.

Così, il Molise, pur essendo considerata una regione marginale, presenta una voglia di ripresa e di rivincita verso le altre regioni, davvero indiscutibile e da ammirare.

Anche la regione Puglia conta 4 esempi di Albergo Diffuso ad Alberobello in provincia di Bari, a Tricase, Specchia e Alessano in provincia di Lecce ed un progetto a Vico del Gargano all’interno del Parco Nazionale del Gargano in provincia di Foggia ma purtroppo, poiché gli alberghi diffusi di questa regione vengono promossi tramite passaparola e in alcuni casi sono rivolti ad un turismo d’elite, non ho potuto recuperare molte informazioni circa questi progetti.

Per questa regione fondamentale è stato il lavoro svolto dai GAL e dai programmi Leader comunitari, i quali hanno apportano numerosi finanziamenti per la realizzazione di questi progetti. Non si può dimenticare inoltre che Alberobello (BA), è la città dei tetti conici, dichiarati monumenti nazionali nel 1930 e nel 1996 Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
1.4 Un caso di successo: S. Stefano di Sessanio (AQ).

Casella di testo: FIG. 3       S.STEFANO DI SESSANIO (AQ)
La seguente analisi ha per oggetto una realtà già ben affermata di Albergo Diffuso presente in Abruzzo da molti anni: S. Stefano di Sessanio.

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: Fonte: www.viamichelin.it
 
Santo Stefano di Sessanio (AQ) è un piccolo borgo medievale fortificato posto all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga in Abruzzo. Prende il nome da Sextantio, dista 30 km da L’Aquila, si trova a 1251 metri di altitudine e conta solo 128 abitanti. L’attuale configurazione urbana del borgo prende forma nel Medioevo quando si sviluppa il fenomeno dell’incastellamento: un paesaggio caratterizzato da abitati d’altura, circondati da un perimetro murario fortificato, caratteristica presente in molti dei borghi dell’Italia Centrale.

“Gli integri valori ambientali, il decoro architettonico e l’omogeneità stilistica[…][5] hanno permesso, a Santo Stefano di Sessanio, di entrare nella ristretta schiera de “I Borghi più belli d’Italia”.

Per pubblicizzare il proprio patrimonio anche all’estero, la regione abruzzese ha collocato l’intero pacchetto di proposte su una rete di vendita, tramite la quale affidava a terzi la gestione di tale patrimonio: di recente due società inglesi hanno scelto di operare direttamente sul territorio, mentre la regione dichiara di essere in trattativa con diversi gruppi stranieri. Di recente invece è stato avviato il primo borgo, interamente ceduto ad un privato e totalmente ristrutturato: si tratta proprio di S. Stefano di Sessanio, dove un imprenditore italo-svedese, Daniel Elow Kihlgren ha acquistato, pagando oltre 3,5 milioni di euro, 4 mila metri quadrati di territorio su un totale di poco meno di 10 mila. Nell’antico borgo, già possedimento della famiglia Medici di Firenze, l’imprenditore ha realizzato un Albergo Diffuso, il tutto per un costo complessivo che si aggira intorno ai 10 milioni di euro. Ovviamente il mercato immobiliare è un settore che accresce il proprio valore rapidamente, tanto che adesso Daniel Elow Kihlgren possiede un patrimonio immobiliare con un valore pari al doppio di quello d’acquisto. Il progetto di Albergo Diffuso nasce quindi da una filosofia di fondo: creare uno sviluppo ed un rinnovamento del borgo e del suo territorio.

Protagonista e ideatore di questa rinascita è lo stesso Daniel Elow Kihlgren, un giovane imprenditore che venne a conoscenza del luogo durante una gita in motocicletta, rimase colpito dal fascino del borgo e comprese subito le potenzialità turistiche di S. Stefano di Sessanio, tanto da scommettere su questo progetto. Per prima cosa, Kihlgren fondò la società “Sextantio S.r.l.”, attraverso la quale riuscì ad acquisire un patrimonio immobiliare di circa 3500mq, all’interno del centro storico di S. Stefano di Sessanio, comprendente alcuni dei più significativi edifici del borgo ed un’area a ridosso delle case-mura. Lo scopo del progetto è quello di creare:

L’Albergo Diffuso all’interno del borgo, usando gli edifici acquistati come strutture ricettive;

  • Una cantina di prodotti enogastronomici tipici;
  • Una locanda basata su una cucina locale;
  • Servizi per il turismo e le attività connesse, come una sala conferenze, luoghi per incontri, un centro benessere e un centro escursioni.

Ogni intervento è stato studiato con grandissima cura e attenzione, effettuando sugli immobili un restauro di tipo conservativo, coinvolgendo studiosi di varie discipline e un team preparato e dinamico per lo sviluppo del progetto. Tutto ciò supportato dalla consapevolezza e dall’obiettivo di mantenere le caratteristiche di integrità architettonica degli immobili, per non cadere nel tranello della “commercializzazione turistica”, ovvero banalizzare le bellezze storiche di un borgo con l’unico scopo di trarre ricavi, rischiando di infangare l’identità  del luogo trasformando la tradizione in  standard turistici.

A questo scopo, la società “Sextantio S.r.l.”, per rispettare l’autenticità dei luoghi e promuovere il turismo, ha stipulato accordi con i due enti responsabili della tutela del territorio: il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga ed il Comune di Santo Stefano di Sessanio. Questi accordi sono stati formalizzati attraverso la “Carta dei Valori per Santo Stefano di Sessanio”:

 

“[…]documento che entra nel merito della tutela dei vari patrimoni riconducibili al concetto intuitivo di “autenticità” e di “identità autoctona”, come presupposto di base della progettazione di queste aree”[6].

 

Ovviamente, la nascita di questo progetto ha comportato una serie di studi, effettuati con l’aiuto di istituzioni di ricerca quali l’Università D’annunzio, lo studio associato Di Zio – Di Clemente, il Museo delle Genti d’Abruzzo e i  rappresentanti più significativi della regione. La conoscenza delle destinazioni d’uso originarie di ogni singolo vano prima dello spopolamento del luogo, identificata con un’accurata opera di indagine in sito, tramite indagini storiche di archivio e tramite la memoria storica degli anziani, è stato impegno propedeutico e motivo ispiratore per ogni ipotesi di ridestinazione che, dove possibile, conserverà quella originaria.

Il restauro avverrà con elementi di recupero autentici e secolari, seguendo le definite caratteristiche stilistiche e tipologiche; inoltre il cantiere, a contatto con siti di particolare interesse storico-architettonico, sarà soggetto alla supervisione di un archeologo specializzato in archeologia medioevale. Per questo progetto sono state condotte ricerche sugli interni delle case abruzzesi mediante fonti degli archivi fotografici: oltre alla riproposizione accurata degli arredi interni autoctoni e la riproposizione in quasi tutte le stanze da letto e negli spazi d’uso conviviale di camini secolari, è stata una scelta imprescindibile per le stesse ragioni di tutela architettonica, l’uso di tecniche avanzate, per la prima volta utilizzate nel restauro di un borgo storico, quali l’impiego di un sistema di ultima generazione di teleriscaldamento e telegestione con impianto radiante sottopavimento per non compromettere l’integrità stilistica degli immobili e per la contemporanea esaltazione del confort degli ambienti. La distribuzione dell’impianto elettrico con un sistema di segnale a bassa tensione, evita la presenza diffusa degli elementi costitutivi degli impianti comunemente utilizzati, sempre al fine di non compromettere l’integrità degli spazi e con l’ulteriore obiettivo di ridurre i campi elettromagnetici a vantaggio di una qualità ambientale. Ogni stanza sarà dotata di rete internet ed intranet in modo discreto e non direttamente visibile in ambienti che manterranno l’ascetico rigore degli arredamenti tradizionali dell’arte povera della montagna abruzzese.

L’Albergo Diffuso “Sextantio” ha sede nel “Palazzo delle Logge”, un edificio in stile rinascimentale, collocato in posizione centrale sulla Piazza del borgo e sulla Porta Medicea. Il palazzo ospita sei camere molto ampie (25mq) per un totale di dodici posti letto, dotate di camino, bagno, una sala conviviale per la lettura ed una per la colazione.

La tecnologia è protagonista presente ma impercettibile: l’impianto di riscaldamento è del tipo a pavimento radiante con sistema di teleriscaldamento, ogni ambiente risulta monitorato e gestito remoto con la più avanzata tecnologia di telegestione. Di tutto il sistema non vi è alcun segno visibile. L’energia elettrica è gestita da una tecnologia con segnale a bassa tensione che consente di evitare inutili campi magnetici all’interno delle camere. Tale tecnologia ha consentito di evitare ogni forma di interruttore a vista, rimandando la gestione di tutto ad un piccolo telecomando portatile attraverso il quale l’utente è in condizione di attivare qualunque utenza: luci, rete intranet, internet, utenze ecc., mentre il gestore remoto, è in grado di monitorare costantemente il corretto funzionamento di ogni utenza e di modificarne se necessario la condizione.

Un unico immobile che ospita delle attività molto diverse da quelle che si svolgevano nell’antichità è la “Sala Incontri”; essa ha subito degli ammodernamenti per renderla idonea a convegni, manifestazioni artistiche e culturali e ricevimenti. Malgrado la dotazione delle tecnologie più avanzate, la Sala ha conservato gli elementi architettonici originali, gli intonaci originali con le tracce diffuse della fuliggine depositata, come per testimoniare la miseria degli ultimi abitanti dell’immobile prima dello spopolamento del borgo.

La “Locanda Sotto gli Archi”, è il ristorante tipico di Santo Stefano di Sessanio; è collocata nel centro storico del borgo, rispettando il patrimonio storico-artistico dell’edificio ed abbracciando la gastronomia locale. Il vano del ristorante ha subito un’opera di restauro in ottica severamente conservativa per riportarlo alle caratteristiche architettoniche originarie: il tentativo di recuperare l’autenticità del luogo è stato perseguito con ogni mezzo rimuovendo le stratificazioni estranee all’impianto, reintegrando le componenti mancanti con elementi analoghi di recupero locale, restaurando le parti più delicate e degradate e utilizzando in modo estremo ed impercettibile la tecnologia più avanzata per la dotazione dell’impiantistica necessaria.

Restando in tema di gastronomia, altro obiettivo di rivalutazione questa volta gastronomica, che sta portando avanti Kihlgren, è il rilancio della lenticchia di S. Stefano di Sessanio: è il simbolo della cucina del paese, viene coltivata biologicamente ed appartiene ad una qualità rara ed antica che cresce nei terreni aridi di alta montagna.

Nella destinazione si svolgono inoltre molti eventi caratteristici; con molto successo ogni anno si ripropone: la Sagra delle Lenticchie, con stand gastronomici e spettacoli musicali; Estate nel Borgo, una mostra mercato di prodotti tipici, con scene di vita medievale, cortei in costume, artigiani, vecchi mestieri e artisti di strada; il Palio del Parco, una giostra cavalleresca; Natale nel Borgo, una mostra mercato con l’allestimento di un presepe d’altri tempi nelle vie e nelle piazze del borgo.

La destinazione è riuscita molto bene nell’opera di destagionalizzazione e di diversificazione dell’offerta, sebbene i lavori di riqualificazione edilizia siano iniziati nel 2002, possiamo affermare che sono state due azioni concomitanti.

L’Albergo Diffuso è presente nel Palazzo delle Logge da dicembre 2005 ma sono già stati completati i lavori in altri palazzi storici del borgo destinati ad ospitare altre quaranta camere.

Il numero totale delle camere, secondo le ultime previsioni, si aggira intorno alle 70-75 camere.

L’inizio dell’attività di Albergo Diffuso è relativamente recente, infatti l’albergo è in funzione da agosto 2004, quando la prima struttura è stata completata, ed è sempre stato “completo” con una richiesta in crescita. I prezzi, si parte da un minimo di 60 euro ad un massimo di 280 euro a persona, sono stabiliti in relazione a strutture che operano nel mercato delle dimore storiche, puntando ad un target di clientela medio alto: un viaggiatore colto, attento a vivere nuove esperienze in un ambiente naturalistico e artistico di alto livello qualitativo. La gestione dell’Albergo Diffuso è affidata alla Sextantio s.r.l., che si occupa anche delle azioni di prenotazione e promozione.

I canali promozionali utilizzati per pubblicizzare l’attività, oltre a quelli tradizionali, sono quelli legati alla presenza di un Sito Web funzionale ed aggiornato ed alle interviste rilasciate ai mezzi di comunicazione più autorevoli, soprattutto all’estero (il Financial Times, ha dedicato un articolo al progetto di Santo Stefano di Sessanio).

Le attività descritte precedentemente, il ristorante di cucina tradizionale, la sala incontri e le botteghe artigianali di tessitura ed oreficeria, hanno preso vita e restituiscono al paese l’immagine di vitalità e di identità autoctona.

S. Stefano di Sessanio, per la realizzazione del suo Albergo Diffuso, non ha usufruito di alcun tipo di finanziamento: solo l’opera di scavo del terreno per il passaggio della fibra ottica è costato circa 100 mila euro. Per il resto, non si possono ottenere delle informazioni dettagliate circa le ulteriori azioni di recupero, perché ancora non esiste un consuntivo, visto che i lavori non sono ancora terminati: tra quelli in atto c’è, infatti, la creazione di un centro relax, di cui è stato effettuato inizialmente solo il risanamento delle pareti e del tetto, che era crollato e la cui esecuzione momentaneamente è stata sospesa sia per l’eccessivo costo che bisognava sostenere, sia perché al momento ci sono delle azioni di recupero di maggiore importanza da intraprendere. Nei progetti futuri di Kihlgren ci sono ancora un centro escursioni, un’enoteca ed altre botteghe artigianali di mestieri e prodotti enogastronomici.
 

CAPITOLO II

LO STUDIO DEL PRODOTTO TERRITORIO E LA CONCRETIZZAZIONE DEL “DESTINATION MANAGEMENT”

2.1 L’analisi del ciclo di vita della destinazione e il relativo posizionamento strategico

La destinazione oggetto d’esame ha avuto un graduale sviluppo turistico. In poco meno di 10 anni sono state create strutture e infrastrutture fondamentali per poter porre le basi di una primordiale forma di turismo. In seguito, grazie ad alcuni operatori locali che hanno saputo sfruttare le opportunità che offre la destinazione e grazie anche a diversi stakeholders esterni, ovvero a gente in cerca di un luogo e di un modo in cui poter investire il proprio denaro, il territorio è stato oggetto di una rinascita lenta ma evidente. Ovviamente è necessaria una pianificazione politica comunale che permetta uno sviluppo duraturo dal punto di vista economico ed un sicuro miglioramento della qualità della vita attraverso la formazione di una strategia che ripensi al territorio nella sua totalità e complessità. Infatti, un’azione che non cerchi di creare un valore aggiunto territoriale risulta essere fine a se stessa e non realizza, in definitiva, delle valide opportunità di sviluppo: è quanto fa osservare Alberto Clementi in un recente contributo che analizza le politiche territoriali in Italia. Nel progettare delle strategie di gestione del territorio, spiega Clementi, “occorre cercare di creare valori aggiunti territoriali che connettano tra loro i sistemi locali di sviluppo facilitando l’accesso a livelli organizzativi e tecnologici più elevati. Questa strategia appare particolarmente utile per valorizzare economie vocazionali connesse al turismo e alla fruizione del paesaggio, dei beni archeologici e culturali, delle produzioni tipiche locali che hanno bisogno di raggiungere una massa critica per poter generare ricadute significative per lo sviluppo locale(…)”[7].

Tuttavia, nonostante d’estate il luogo accolga un picco di circa 8 mila presenze, nella bassa stagione non accoglie molti turisti, poiché non vi è occasione di destagionalizzare l’offerta, che per adesso resta vincolata ad una destinazione di sole&mare. Possiamo affermare, dunque, che nel territorio forzese esistono molteplici e valide possibilità di miglioramento e sviluppo; per sfruttarle appieno è necessario stabilire la realizzazione di un sistema di valorizzazione integrato che non si limiti a sfruttare le singole potenzialità emergenti nel territorio, ma crei fra esse una struttura di collegamento, che porti ad una concreta riqualificazione del paesaggio.

 

Casella di testo: CICLO DI VITA DI UNA DESTINAZIONE

GRAFICO  SEQ "Grafico" \*Arabic 4 

Fonte: Modello di Butler

 

Analizzando l’offerta turistica precedentemente attenzionata, la fase del ciclo di vita in cui si può inserire il livello di sviluppo turistico della destinazione è proprio quello indicato nel Modello di Butler[8], ovvero il coinvolgimento, momento in cui la gente del luogo cerca di essere l’attore principale sulla scena turistica, realizzando le strutture essenziali e offendo i servizi necessari per avviare non solo una crescita sociale ma anche economica, concorrendo al miglioramento qualitativo e all’inserimento della destinazione nel “circuito turistico”, tenendo soprattutto in considerazione i bisogni del turista, la sua domanda, i suoi desideri cercando di assecondarli nel creare un ponte tra le potenzialità del luogo e le loro possibilità. Il coinvolgimento è una fase in cui si riscontra, in termini economici, un lieve aumento del reddito e dell’occupazione tra gli abitanti, mentre tra i benefici sociali rientra lo scambio culturale tra turisti e gente del luogo. I benefici ambientali consistono, invece, nella consapevolezza delle proprie risorse culturali e ambientali, e nella volontà di renderle fruibili e comunicabili. Si possono menzionare anche dei costi, che non riguardano l’ambito sociale né quello ambientale, bensì l’ambito economico: ovviamente si registra un lieve aumento di questi ultimi per le iniziative di sviluppo che sono state intraprese.

Il posizionamento strategico è stato effettuato analizzando la densità turistica e la turisticità complessiva del centro storico di Forza d’Agrò, e successivamente quella dei restanti paesi della Valle d’Agrò, Taormina e Letojanni. Il secondo grafico, infatti, analizza un totale di 7 destinazioni, tre delle quali sono state accorpate dall’A.A.P.I.T. per ciò che riguarda l’analisi degli arrivi e delle presenze, e in questo caso sono rappresentate da Savoca, S.Teresa e Antillo; mentre Limina e Roccafiorita, gli altri paesi della Valle, non sono stati inclusi nello studio perché, secondo le informazioni fornite dall’Azienda Provinciale per l’Incremento Turistico, ancora non posseggono alcuna struttura ricettiva.

 

 

Casella di testo: Fonte: Dati forniti dall’Uff. Statistica dell’A.A.P.I.T. di Messina,2007

 

5                      POSIZIONAMENTO DEL CENTRO STORICO DI FORZA D’AGRÒ – ANNO 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo:    GRAFICO SEQ "Grafico" \*Arabic 5                      POSIZIONAMENTO DEL CENTRO STORICO DI FORZA D’AGRÒ – ANNO 2006
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

  GRAFICO  SEQ "Grafico" \*Arabic 6      POSIZIONAMENTO TRA I PAESI DELLA VALLE D’AGRÒ, LETOJANNI E TAORMINA – ANNO 2006

Casella di testo: Fonte: Dati forniti dall’Uff. Statistica dell’A.A.P.I.T. di Messina,2007

Per questo tipo di analisi, si tengono in considerazione tre variabili: la densità turistica, data dal rapporto tra i posti letto e la superficie in kmq, la turisticità complessiva, determinata con le presenze del 2006 in rapporto alla popolazione residente e la categoria qualitativa. Per la determinazione quest’ultima, si analizzano tutte le strutture ricettive delle destinazioni, e si prende in considerazione la maggioranza di quelle appartenenti alla stessa classe qualitativa. È quest’ultima che determina la dimensione delle singole bolle.

Forza d’Agrò, la cui analisi ha riguardato eclusivamente le strutture ricettive del centro storico, ovvero l’unico hotel presente nel paese, che conta circa 22 posti letto e i due B&B, che insieme ne contano un totale di circa 12, con i suoi indici (3,4; 7,38) si piazza in un buon punto nello scenario turistico, tenendo in considerazione sia la qualità delle sue strutture (2 stelle), sia il fatto che è una destinazione in fase iniziale di sviluppo turistico.

Dal secondo grafico invece, si deduce come Taormina possegga la densità turistica e la turisticità complessiva più alte fra tutte quelle analizzate, mentre le destinazioni con i più bassi indici sono Furci (5; 2) ma ancora di più le tre realtà unificate: Savoca, S.Teresa e Antillo fanno registrare insieme 6,55 di densità turistica e 0,11 di turisticità complessiva, questo perché sono dotate di poche strutture ricettive e sono considerate destinazioni di seconde case. All’opposto, discreta posizione ricoprono nello scenario turistico Letojanni e S.Alessio, che si collocano subito dopo Taormina per i consistenti risultati che fanno segnare, in quanto sono da sempre due note località marittime che si distinguono nei mesi estivi per l’eccessivo affollamento di turisti, soprattutto catanesi che passano le vacanze nelle loro seconde case. Infine la categoria qualitativa a cui appartengono la maggior parte degli hotel a Savoca, S.Teresa e Antillo è a due stelle, ultimo posto, invece, ricoperto da Furci, che ha un solo hotel a 2 stelle e qualche pensione o locanda a una stella.

Esaminando le dinamiche turistiche, si osserva una forte disomogeneità nella Valle d’Agrò, tra comuni costieri e quelli dell’entroterra, che restano marginalizzati rispetto ai flussi turistici di tipo “balneare”, tanto che si riscontra la quasi totale assenza di strutture ricettive nei comuni interni, con la sola eccezione di Forza d’Agrò[9].

La situazione che troviamo, dunque, è quella fotografata da Alberto Magnaghi, con spazi costieri “funzionalizzati al tempo libero del produttore massificato: l’industria di massa della vacanza che ha occupato gli spazi costieri con allineamenti litoranei continui (conurbazioni lineari) che hanno praticamente occluso scogliere e coste, impoverendo e degradando i paesaggi collinari dell’entroterra”[10].

2.2 S.W.O.T. Analysis: punti di forza, debolezza, opportunità e minacce.

La destinazione oggetto d’esame è inserita in un contesto territoriale di cui bisogna tenere conto poiché questo influisce sia direttamente che indirettamente sulla conformazione turistico-economica.

La S.W.O.T. Analysis (acronimo di Strenghts, Weakness, Opportunity and Treaths) è una delle forme più diffuse di indagine e funge da supporto alla definizione di strategie d’azione in contesti caratterizzati da incertezza e forte competitività. Il suo utilizzo è stato ampiamente favorito dalle politiche comunitarie sia per la determinazione di scelte di intervento pubblico sia per analizzare scenari alternativi di sviluppo[11]. In ambito territoriale, è un metodo di analisi finalizzato ad individuare tutti i possibili aspetti che possono favorire o frenare lo sviluppo, in senso sostenibile, del contesto territoriale stesso e a fornire scenari di sviluppo alternativi al tradizionale: si analizzano così i punti di forza, debolezza, opportunità e  minacce. I primi due rappresentano fattori interni al contesto, e possono essere modificati attraverso delle azioni programmate, mentre le opportunità e le minacce sono esterne al contesto e devono essere prese in considerazione e studiate senza poterle variare.

I punti di forza si riassumono in:

  • La “Sicilianità” emerge come marchio che favorisce l’appetibilità del luogo, conferendo valore ai suoi prodotti, spesso inseriti in un mondo che omologa immagini, valori e usanze;
  • La posizione geografica collinare e la sua conformazione paesaggistica permette la permanenza di turisti interessati sia al turismo balneare che al turismo naturalistico, oltre che al turismo montano;
  • Graduale crescita dei flussi turistici nel luogo e discreta dinamicità del piccolo sistema turistico;
  • Presenza di prodotti artigianali ed enogastronomici di qualità, una cucina essenzialmente agricola e marinara;
  • Presenza di un patrimonio storico-culturale e architettonico di gran rilievo;
  • Svolgimento di eventi (religiosi e non) di  grande interesse sociale, ma i quali non si sono ancora trasformati in fattore di destagionalizzazione;
  • Presenza di risorse naturali e ambientali non irrilevanti;

I fattori di debolezza che si possono menzionare per ciò che riguarda la destinazione sono:

  • Basso livello di cooperazione e scarsa integrazione produttiva tra PMI;
  • Mancanza di una forte integrazione tra politiche attive per il lavoro ed interventi di sviluppo locale a sostegno del sistema di PMI;
  • Completa mancanza di una legge regionale che disciplini questa nuova formula di ospitalità e che ne garantisca l’autenticità e l’originalità;
  • Presenza insoddisfacente di una rete di trasporti pubblici che colleghi il luogo con Taormina, l’Etna, Messina o Catania;
  • Totale mancanza di un centro informazioni per turisti, anche automatizzato;
  • Assenza di strutture e infrastrutture di supporto all’attività turistica, che possano diversificare la permanenza del turista;
  • Mancanza di un sistema segnaletico che indichi i luoghi da visitare e che permetta al turista di muoversi all’interno del paese;
  • Assenza di una “legge quadro” regionale in materia turistica, nonostante diversi disegni di legge siano stati presentati nelle varie legislature;
  • Persistente carenza di un adeguato livello di destagionalizzazione dei flussi turistici;

È possibile inoltre elencare le opportunità che il luogo possiede e che gli attori interessati potrebbero sfruttare per il miglioramento dell’area:

  • Estrema vicinanza con destinazioni d’interesse internazionale come Taormina e l’Etna;
  • Presenza di radici storiche che legano il luogo con i limitrofi paesi della Valle d’Agrò e che danno vita ad un mosaico di culture e tradizioni;
  • Iniziale vocazione del paese alla produzione di energia da fonti rinnovabili (soprattutto solare);
  • Elevate quote di patrimonio naturale e culturale ancora da valorizzare;
  • Crescita della domanda di prodotti tipici locali, sviluppo di una forma di turismo che privilegia la piccola realtà;
  • Tradizioni popolari e folkloristiche da valorizzare come possibili attrattori turistici;
  • Da considerare è inoltre la presenza di un antico convento, da qualche anno ristrutturato, da poter adibire a sala congressi con circa 150 posti e luogo d’esposizione per opere d’arte. Grazie al suo immenso chiostro, è stato inoltre utilizzato per ricevimenti matrimoniali, organizzati tramite catering;

Tra le tante minacce allo sviluppo turistico si può indicare:

  • Degrado e perdita di porzioni del patrimonio ambientale e culturale;
  • Migrazione del capitale umano specializzato;
  • Eventuale perdita di quote di mercato a causa della competizione da parte dei paesi del Sud-Est asiatico e dei paesi dell’Europa dell’Est caratterizzati da un significativo vantaggio competitivo in termini di costo del lavoro;
  • Forte pressione competitiva dei Paesi mediterranei (Spagna, Francia, Grecia, e i Paesi del Nord Africa) nel settore turistico, agricolo e della pesca;
  • Significativa dipendenza del sistema produttivo dalla domanda pubblica;
  • Persistente carenza di sostenibilità finanziaria di iniziative che prevedono l’erogazione di servizi;
  • Poca aderenza dell’azione della P.A. al contesto socio-economico locale e provinciale.

Bisogna considerare quindi, come punto di partenza per una valida e concreta opera di riqualificazione, che Forza d’Agrò è una destinazione da valorizzare nella sua interezza: non si può renderla fruibile e comunicabile se non la si considera nel suo complesso di risorse, dove una è complementare e inscindibile dall’altra.
2.3  La determinazione del Target Market.

La destinazione oggi costituisce un prodotto complesso perché presenta tutte le opzioni turistiche possibili, dai turismi tradizionali (sole, mare, monti, cultura), a quelli più nuovi e “alternativi” (ambiente, avventura, enogastronomia). Ogni opzione è caratterizzata per proprie regole di mercato in rapporto ai target di clientela ai quali è destinata, con la necessità di impostare azioni promozionali differenziate e mirate. La singolarità e varietà del paesaggio, la ricchezza del patrimonio storico-culturale, le condizioni climatiche favorevoli, il folklore, il calore degli abitanti del luogo e i sapori tipici stanno alla base dell’offerta turistica della destinazione. Oggi si va alla ricerca di una vacanza “soft”, caratterizzata da una crescente quota di turisti interessati al recupero di un rapporto più diretto con la cultura, la natura e la gente, in contesti di eco-compatibilità e non banalizzati da modelli di consumo urbani. Si tratta di un turismo fortemente radicato nel territorio, che fa perno sulla microimpresa e che tende a valorizzare il patrimonio culturale e naturalistico non solo dei grandi centri ma anche dei piccoli. Un turismo legato alle relazioni umane con un rapporto immediato e diretto tra chi offre il servizio e chi ne gode. Così il segmento di cui Forza d’Agrò è solitamente meta, in linee generali, è quello familiare, proveniente di solito dal nord Italia, dall’estero o anche da oltre oceano, che rientra per trovare i parenti. Tra i turisti è presente anche il settore “giovane”, legato al luogo dalla propria infanzia e in cui ritorna solo per qualche mese, giusto il tempo di ritrovare un po’ di pace e tranquillità, oltre che i propri amici e familiari. Tuttavia anche gli stranieri, soprattutto quelli del nord Europa, rimangono affascinati dalle peculiarità del luogo e alcuni finiscono addirittura col comprare qualche casa abbandonata per ristrutturarla ad uso personale o da affittare. Tuttavia, poiché questo progetto prevede la realizzazione di un’opera che ha come punto di partenza l’abbandono dei luoghi comuni (di cui spesso e soprattutto i giovani vanno alla ricerca) e la creazione di una struttura che faccia immergere nella quiete reale del luogo, creando così un indotto per un turismo di nicchia, il segmento di mercato più diretto è quello che cerca il contatto con il territorio, con i suoi abitanti, con la sua storia e con le sue tradizioni e possiamo identificarlo con il viaggiatore individuale che va alla ricerca di nuove mete o con lo straniero attirato dalla vicinanza di Taormina e dell’Etna. Così i territori con esigenze di ridestinazione più attenti all’ambiente e alle richieste di nicchia, stanno puntando parecchio sulla terza via del turismo sostenibile: l’Albergo Diffuso. Una nuova forma di ricettività turistica, basata sull’opportunità di realizzare nuove strutture alberghiere, senza costruire nuovi immobili, ma utilizzando edifici già esistenti, un’alternativa che mette insieme le comodità di un albergo e la possibilità di scegliere la casa in cui abitare, inseriti in un contesto particolare, che consente di instaurare un profondo legame con l’eno-gastronomia, la cultura, le usanze e le consuetudini che rendono unica e originale ogni singola destinazione, includendo nel progetto interventi volti alla conservazione integrale del patrimonio storico-architettonico.

L’Albergo Diffuso può essere definito come un albergo orizzontale, situato in un centro storico, con camere e servizi dislocati in edifici diversi, distanti fra loro non più di 200 metri. Questa è una caratteristica peculiare: i clienti, infatti devono essere in grado di spostarsi in pochissimi minuti e con qualunque condizione meteorologica. Anche i prezzi sono decisamente inferiori rispetto alla media del settore: mediamente si va dai 40-50 euro per una camera doppia, o un appartamento  per due persone, ai 100-150 euro per strutture più sofisticate. L’ospite non è un turista, ma un “residente temporaneo” che vive nel borgo tra i suoi abitanti, e non nel tipico albergo verticale, simile quasi ad un condominio. Quanto alle località dove sorgono gli Alberghi Diffusi, circa il 33% ha un numero di abitanti compreso fra 1000 e 5000, mentre nel 30% dei casi si tratta di piccole realtà, con un numero di abitanti al di sotto delle 500 unità. Per ciò che riguarda la domanda, i trend del momento trovano il loro naturale corrispondente in un bisogno interpretato come “inedito” e “autentico”. Ormai è fuori moda l’immagine del turista che desidera andare nelle solite destinazioni must, per le solite vacanze stereotipate. L’utente acquista non più un servizio, un prodotto o un pacchetto, ma un vero e proprio stile di vita.

CAPITOLO III

IPOTESI DI REALIZZAZIONE DI UN ALBERGO DIFFUSO A FORZA D’AGRÒ

3.1  Gli obiettivi e le strategie da attuare per la realizzazione dell’Albergo Diffuso.

Philip Kotler[12], il maggior esperto di marketing al mondo, sostiene che gli obiettivi che una qualsiasi attività si pone devono sempre essere quantificabili, devono essere riferiti ad un preciso periodo di tempo, essere realistici e avere credibilità.

Il piano prevede così la fissazione degli obiettivi e l’analisi delle strategie: quello che si propone è la realizzazione di un Albergo Diffuso che si è rivelato particolarmente adatto per valorizzare borghi e paesi con centri storici di interesse artistico ed architettonico. In tal modo si possono recuperare vecchi edifici chiusi e abbandonati evitando i problemi di ricettività turistica con nuove costruzioni: è una concreta possibilità di rilancio della vita e dell'economia dei piccoli centri e borghi. L’approccio utilizzato per l’analisi è quello della Resource Based View (RBV) che ha permesso di individuare quelle risorse strategiche su cui costruire un vantaggio competitivo sostenibile. In particolare l’attenzione si è focalizzata sull’interconnessione tra risorse e località e tra le risorse stesse affinché il prodotto generato, l’Albergo Diffuso, fosse coerente con la vocazione dell’area. Secondo la RBV, la generazione del vantaggio competitivo sostenibile deve fondarsi sulle risorse strategiche che per essere tali devono essere: in grado di generare valore (V), rare (R), inimitabili (I) e utilizzabili all’interno dell’organizzazione (O).

In particolare l’Albergo Diffuso consiste in una struttura ricettiva unitaria le cui componenti sono dislocate in immobili diversi, localizzati in uno o più nuclei di uno stesso comune o di comuni limitrofi e raccordati tramite una struttura a rete che fa riferimento ad una unità centrale:

  • adibita a fungere da reception;
  • adibita ad accogliere il cliente per fornire materiali e informazioni sul territorio, sul paese, sugli itinerari programmabili;
  • nell’ambito del quale si svolgono le operazioni tecniche di accoglienza ovvero consegna delle chiavi, registrazione dei documenti, regolarizzazione del conto.

Le caratteristiche dell’Albergo Diffuso sono:

  • Presenza di una reception centrale;
  • Uniformità delle caratteristiche architettoniche degli immobili;
  • Uniformità di standard nell’offerta di servizi alberghieri: pulizia delle stanze, cambio della biancheria, presenza di spazi comuni per tutti gli ospiti (ristorante, bar, sala riunioni ecc.);
  • Distanze contenute delle singole abitazioni sia fra di esse che dalla reception;
  • Possibilità di sentirsi parte della comunità locale presso cui si è in visita;
  • Possibilità di accedere a strutture ricreative e culturali presenti sul territorio nel caso in cui vengano attivate convenzioni con gli enti locali;
  • Deve essere in grado di offrire al cliente i servizi tipici di un albergo, mettendo a disposizione del cliente camere e/o miniappartamenti dislocati sul territorio.

I requisiti di base che il territorio deve possedere perché si possano attuare le relative strategie di miglioramento, sono:

  • Esistenza di un contesto di interesse storico e/o culturale;
  • Disponibilità di edifici non abitati all’interno del paese o a breve distanza da esso;
  • Possibilità di localizzare le strutture per l’accoglienza in posizione centrale rispetto alle camere, e comunque vicine e facilmente accessibili;
  • Segnaletica che permetta ai turisti di muoversi agevolmente nel centro storico e nei dintorni;
  • Presenza di una comunità ospitante, con un spirito di appartenenza e cultura di accoglienza;
  • Esistenza di iniziative ed eventi organizzati da Enti ed Associazioni volontarie interessate alla salvaguardia ed alla valorizzazione della località;
  • Presenza di tradizioni e tipicità (culturali, gastronomiche) da valorizzare;
  • Interesse da parte di operatori a sperimentare forme di gestione coerenti con il progetto.

Secondo la nostra legislazione: si definisce “Albergo Diffuso” una struttura costituita da almeno tre unità abitative dislocate in uno o più stabili separati, integrati fra loro da servizi centralizzati quali ufficio di ricevimento, sala ad uso comune, eventualmente ristorante-bar, allocati in un unico stabile. Per quanto riguarda i progetti di ospitalità diffusa, attualmente ne sono stati certificati circa 60[13] in tutta l’Italia, ma sono almeno 120 i comuni che si stanno interessando a questo progetto.

Di recente, durante il secondo convegno nazionale tenutosi a Cagliari sull’Albergo Diffuso, la relazione del Prof. Giancarlo Dall’Ara ha fatto il punto sul fenomeno in Italia, “presente in 12 regioni del paese, classificato da tre regioni (Sardegna, Friuli e Marche), previsto da altre 4 (Campania, Lazio, Umbria, Liguria) e riconosciuto di fatto anche in Molise, Abruzzo e in Puglia. Ma l’Albergo Diffuso non è riconosciuto solo dalle Regioni: il termine ha fatto l’ingresso ufficiale nella lingua italiana e figura anche nell’ultima edizione del dizionario Zanichelli. Infine questo è soprattutto riconosciuto dal mercato: oltre il 90% degli Alberghi Diffusi in Italia ha apertura annuale, ha cioè clienti tutto l’anno”[14].

Tra gli obblighi per l’attuazione di tale progetto, vi sono quelli di rispettare tutte le condizioni e disposizioni contenute nel Complemento di Programmazione regionale (documento attuativo del POR) e nei regolamenti comunitari relativi ai Fondi strutturali ed in particolare nel Regolamento (CE) n. 1145/2003, abrogativo del Regolamento (CE) n. 1685/2000 per quanto riguarda le norme di ammissibilità al cofinanziamento da parte dei Fondi strutturali.

La strategia di attuazione di questo obiettivo prevede, in primo luogo, la definizione della mission: le sue caratteristiche devono essere la chiarezza, la realizzabilità, la sua validità, ma anche il suo essere motivante, in modo da innescare negli attori presenti, un circolo vizioso che ne faciliti la messa in atto. La definizione della missione costituisce un processo lungo e delicato, perché una volta che essa è stabilita, non può essere modificata. Gli obiettivi da definire mirano alla quantificazione del tetto massimo, superato il quale si potrebbero creare problemi di compatibilità ambientale. È necessario pianificare inoltre gli investimenti e fissare il target al quale si intende rivolgersi, senza perdere di vista il fatto che una destinazione turistica è un sistema composto da una molteplicità di attori. Stabiliti gli obiettivi e gli scopi, si può passare al programma d’azione, che ha come finalità quella di rafforzare la competitività della destinazione turistica. Alcune strategie da attuare sono: la concertazione pubblico-privato per la gestione integrata del territorio e l’attuazione del metamanagement, che prevede una stretta collaborazione tra i soggetti interessati e crea un ambito di lavoro con obiettivi condivisi, caratterizzato da un clima di fiducia e cooperazione e che coinvolge anche la popolazione. In un secondo momento invece, per quanto riguarda l’azione promozionale, si deciderà di avviare la promo-commercializzazione, che è una forma di gestione integrata dell’attività promozionale che viene portata avanti da Enti pubblici in collaborazione con soggetti privati, con la quale si realizza una forma più incisiva di promozione territoriale basata sulla sinergia integrata tra attori pubblici e privati ed espressione di un territorio turisticamente rilevante. Ovviamente la pianificazione strategica riguarderà anche la diversificazione dell’offerta e punterà alla creazione di percorsi eno-gastronomici e culturali che inseriscano il visitatore nel contesto locale a contatto con le tradizioni e la gente del luogo.

 

Casella di testo: PLANIMETRIA DI FORZA D’AGRÓ

 

FIG. 4

Fonte: Arch. Stracuzzi, Uff. Tecnico, Comune di Forza d’Agrò

 

La realizzazione del seguente progetto è prevista nell’area in rosso sopra indicata, che corrisponde al centro storico di Forza d’Agrò e in cui sono presenti molte case in stato di semi abbandono, alcune delle quali sono state acquistate da uno svizzero e attualmente vengono riaperte e utilizzate solo una volta l’anno, in occasione della rappresentazione del presepe vivente, che inscenato in quel contesto, sembra essere molto realistico, proprio per le case in pietra, i solai e gli infissi lignei, per le stradine a basole di pietra, che fanno tornare indietro nel tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Osservando più in particolare, l’area d’azione è rappresentata dalle 18 case colorate in rosso,  mentre quella colorata in blu rappresenta l’edificio da adibire ad area comune e a reception. La loro base ricopre un’area di ca. 400 mq di terreno, mentre le stesse strutture sono dislocate su una superficie di ca. 2.400 mq, con 5-10 metri di dislivello tra l’edificio ubicato più in alto e quello più in basso.

I relativi progetti delle case destinate alla riqualificazione mostrano edifici unifamiliari a pianta irregolare, alcuni dei quali monovano, la maggior parte con angolo cottura al piano terra e con i servizi igienici, la lavanderia, il ripostiglio e la zona notte al primo piano. Il secondo piano, o sottotetto, è presente in soli 6 edifici, e in alcuni è adibito a stenditoio o a terrazzo. L’immobile destinato ad area comune/reception è decentrato rispetto alla zona in cui sono concentrate le altre case, ma è anche l'edificio più grande fra tutti in termini di spazi e metri quadri. Esso si eleva su due piani e ogni piano misura circa 25-30 mq: al piano terra da progetto è previsto l'angolo cottura, ma questo può essere adibito ad area comune/hall e a zona bar; vi è inoltre un’area di circa 12 mq che può essere finalizzata a reception. Il primo piano da progetto è identificato come zona notte, ma può essere destinato a ristorante anche perché ricopre un'area di circa 20 mq. Il secondo piano è invece indicato come stenditoio, ma è destinabile ad area comune. Grazie a ciò e al suo posizionamento periferico è risultato l’edificio più idoneo da destinare a tale scopo, soprattutto se si tratta di accogliere un numero limitato di persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel caso in cui sia necessario individuare un luogo, all’interno del contesto locale, per lo svolgimento di convegni, di mostre, di congressi o di qualsiasi altro evento che richiami un numero maggiore di partecipanti, si può indicare il Convento Agostiniano  (ubicato ad est del paese) che al suo interno accoglie una sala convegni di circa cento posti, una sala mostre, una biblioteca e inoltre un chiostro dove poter svolgere rinfreschi e ricevimenti tramite catering.

L’analisi architettonica dei singoli edifici si è rivelata fondamentale per l’individuazione del numero di posti letto da creare, i quali sono direttamente proporzionali alla grandezza degli spazi: fino a 9 mq, la stanza può contenere un letto singolo, mentre spazi da 12 a 14 metri, possono essere adibiti a camere doppie, e ambienti ancora più grandi possono ospitare un numero maggiore di posti letto Così, dal progetto risulta che la maggior parte degli immobili può contenere da due a quattro posti letto, per un totale di circa 45-50 posti letto totali.

Ovviamente nell’intraprendere il restauro di quella zona, le istanze di conservazione, già ampiamente menzionate, dovranno quindi riguardare anche il patrimonio paesaggistico e gli svariati elementi di archeologia del territorio, all’interno di una politica di tutela e di promozione del territorio, in quanto proprio l’integrità e la fusione tra contesto antropico e contesto ambientale, rappresentano uno tra gli aspetti più caratteristici di questi luoghi. Un ulteriore sforzo derivante dagli accordi con gli enti territoriali per definire appropriati strumenti di tutela, si dovrà quindi collocare nel tentativo articolato di passare dalla mera tutela ambientale ad una vera e propria salvaguardia dell’archeologia del territorio, segni sedimentati nei millenni che la moderna organizzazione agricola rischia di compromettere irreversibilmente.
3.2 La descrizione degli interventi strutturali, infrastrutturali e di comunicazione da mettere in atto.

Tra gli interventi che prevede il progetto, riguardanti le modalità di gestione dell’Albergo Diffuso, troviamo:

  • la necessaria costituzione di una società cooperativa o di consorzi tra i proprietari degli immobili o di una società di capitali per assicurare una gestione unitaria del progetto, per favorire l’accesso e l’utilizzo di risorse dedicate e per garantire il recupero del patrimonio architettonico in modo omogeneo e integrato. In questo caso la figura del proprietario e quella del gestore coincidono;
  • l’affidamento della gestione a soggetti esterni: in questo caso ai proprietari spetta una remunerazione, il cui ammontare è stabilito secondo tre modalità:
    • in misura fissa, preventivamente stabilita da un contratto;
    • in misura proporzionale al fatturato;
    • in misura fissa, preventivamente stabilita da un contratto proporzionalmente al fatturato.
  • proprietari/gestori e Gruppo di Azione Locale, rappresentante di un territorio dinamico e produttivo, sottoscrivono un contratto di associazione in partecipazione ripartendo responsabilità e ricavi.

Le attività di comunicazione e di marketing possono essere affidate ai gestori stessi, che se ne occupano personalmente, al GAL, oppure ad un soggetto esterno. Queste variano tra:

  • gestione di un sito Internet;
  • accordi con tour operator e agenzie di viaggio locali e non, per l’inserimento della destinazione in pacchetti viaggio riguardanti le zone limitrofe;
  • comunicati stampa;
  • creazione di un sito web per l’accesso multimediale al patrimonio culturale, con rispettive brochure e cd-rom;
  • pubblicazioni su riviste, periodici e quotidiani;
  • pubblicità istituzionale.

In seguito, per una gestione in forma integrata dell’attività promozionale, si propone la promo-commercializzazione, attuata in collaborazione tra enti e istituzioni pubbliche e soggetti privati: i primi provvedono alla promozione della destinazione insieme ai soggetti privati che invece ne effettuano la commercializzazione

Le fasi propedeutiche alla realizzazione di tale progetto prevedono:

  • censimento dei fabbricati esistenti nell’area del centro storico di Forza d’Agrò;
  • ricognizione delle unità abitative di epoche recenti e frutto di sconsiderate realizzazioni edilizie prive di qualunque rispetto del contesto ambientale;
  • individuazione dei fabbricati di recente realizzazione per i quali esiste la disponibilità all’adeguamento tipologico dell’Albergo Diffuso.

La seconda fase preliminare molto importante a cui devono seguire le azioni di concretizzazione del progetto, è la verifica della vincolistica vigente sul territorio con l’individuazione dei fabbricati censiti al fine di definire i termini della cantierabilità di ciascun fabbricato e programmare le fasi amministrative di intervento e realizzazione del programma di recupero. Per tale scopo è necessario procedere con la redazione di una scheda anagrafica dell’immobile censito al fine di stabilire i criteri di scelta e intervento:

  • caratteristiche spaziali interne ed esterne all’immobile;
  • tipologie architettoniche presenti;
  • caratteristiche ubicazionali che ne determineranno la valutazione per l’attribuzione del numero di stelle in base al paesaggio circostante, ai tempi di raggiungibilità, agli elementi architettonici decorativi, ai servizi offerti.

La scheda anagrafica dei fabbricati potrà essere redatta sia al momento del sopralluogo che presso gli uffici comunali. Ovviamente la collaborazione del comune rientra tra le fasi operative auspicabili al fine dell’ottenimento di un maggiore successo dell’iniziativa. Così facendo presso gli uffici comunali i privati interessati potranno dare notizia in merito ai fabbricati manifestando al tempo stesso il proprio interesse all’iniziativa. In seguito ad un accurato screening delle schede pervenute si procederà al rilievo fotografico e architettonico delle più rappresentative a campione su un numero complessivo soddisfacente.

L’azione di recupero - ristrutturazione dei fabbricati che saranno ritenuti idonei per l’Albergo Diffuso, non potrà prescindere da determinati presupposti:

  • Recupero dei materiali originari quali pietra e legno;
  • Possibilità di adeguamento non invasivo delle superfici disponibili;
  • Integrazione ambientale con i sistemi di trasporto pubblico e privato;
  • Utilizzo di tecniche costruttive facenti capo alla bioedilizia;
  • Uso di nuovi materiali non inquinanti e riciclabili;
  • Metodologie impiantistiche a risparmio energetico;
  • Materiali fonoassorbenti per le vie carrabili di accesso.

Per la riuscita ottimale di tale progetto, è necessario redigere un manuale dei criteri di intervento che preveda la compatibilità con gli strumenti urbanistici e con il regime vincolistico delle aree del centro storico; l’intervento architettonico non può prescindere dall’aspetto procedurale e burocratico a cui si sottopone l’approvazione di un progetto di recupero e adeguamento di un manufatto architettonico. A tal riguardo, si rende assolutamente necessario l’intervento e la cooperazione di tutti gli Enti pubblici che governano il territorio: uffici comunali, uffici tecnici provinciali, Soprintendenza ai beni culturali e ambientali, genio civile.

Per poter rendere operative tutte queste programmazioni sarà necessario che l’Amministrazione comunale si attivi per la approvazione di tali strumenti da parte degli organi citati, a mezzo di conferenze dei servizi o tramite lo Sportello unico.

Il prontuario dovrà contenere inoltre i riferimenti tipologici e tecnici da adottare circa i materiali da costruzione, la policromia nell’uso dei materiali sia per le superfici verticali che orizzontali interne ed esterne, la riorganizzazione degli spazi interni ed esterni di pertinenza e la valorizzazione e il recupero funzionale degli elementi di corredo alle unità abitative.

Inoltre fondamentale è la disponibilità della Pubblica Amministrazione ad affrontare e superare le barriere burocratiche nei tempi imprenditoriali richiesti per attivare tecniche innovative di sviluppo del territorio e altrettanto importante è la disponibilità dei privati ad aderire all’iniziativa oltre che alla gestione della risorsa pubblica e privata per l’attivazione e il mantenimento di reali opportunità imprenditoriali.

Tra gli interventi propedeutici da considerare per la realizzazione di questo progetto, in sintesi, possiamo elencare:

  • sostegno a soggetti privati imprenditoriali privati per il recupero e la ristrutturazione di fabbricati nel centro storico, da destinare ad uso ricettivo;
  • incentivi alla PMI (anche del no profit) operanti nel comparto del commercio, della ristorazione, dei servizi turistici, ambientali e culturali per l’avvio di nuove attività finalizzate all’offerta di servizi turistici soprattutto in favore del nuovo segmento di domanda generato dalle iniziative di microricettività diffusa sul territorio (trasporti, pulizia, gestione dei servizi comuni, escursionismo, realizzazione di materiali promozionali, ecc.) che si caratterizza per la ricerca di attrattive turistiche particolari e non “di massa”, anche in raccordo con sistemi integrati prefigurati con i PIT, quali circuito dei musei e delle aree ambientali di elevato interesse turistico e ricreativo;
  • sostegno all’amministrazione locale per la realizzazione di progetti di arredo urbano, per il recupero e la valorizzazione di beni storici e naturalistici, per la predisposizione di spazi comuni da utilizzare come luoghi di aggregazione degli ospiti;
  • formazione manageriale specifica per i neo imprenditori in campo turistico, con una forte attività di formazione tesa alla managerializzazione di coloro che operano nel campo dell’accoglienza e dei servizi turistici;
  • realizzazione di una strategia mirata di promozione e commercializzazione dell’offerta turistica reale e in particolare di quella già presente o che si verrà a determinare a seguito dei precedenti interventi;
  • costituzione di una rete tra tutti gli imprenditori e ulteriori operatori del turismo, della ristorazione e dei servizi connessi, finalizzata alla gestione in forma integrata ed unitaria dell'offerta turistica e delle attività promozionali, commerciali e gestionali del progetto.
    3.3 Il piano degli investimenti e la ricerca dei finanziamenti attivabili.

La pianificazione degli investimenti è parte integrante ed essenziale del progetto: fondamentale, per una maggiore efficacia del piano generale, è la formulazione di uno studio di fattibilità[15], che evidenzi la concreta realizzabilità dell’opera, i costi in termini monetari, i benefici ottenibili, gli effetti sull’ambiente, ecc.

Tra le azioni da intraprendere (i costi ovviamente sono approssimativi):

  • miglioramento dell’accessibilità fisica esterna, della segnaletica e introduzione di nuovi parcheggi (costo stimato 12.500€);
  • campagne informative sull’importanza della ricettività e sul coinvolgimento della popolazione (costi relativi a volantini, pubblicazioni su riviste e spot pubblicitari);
  • ristrutturazione dei 19 edifici che concorrono a creare l’Albergo Diffuso (tenendo in considerazione la tutela della Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Messina sugli immobili del centro storico) :
    • totale ristrutturazioni esterne: 122.700€;
    • totale ristrutturazioni interne: 956.000€
      • di cui: muratura
      • intonaco e pittura
      • pavimentazione
      • impianti luce, acqua e gas
      • servizi bagni e cucina;
    • totale arredi interni dei 18 edifici: 273.300€;
    • totale costo sala convegni, sala comune e ristorante: 38.900€;
  • concertazione pubblico-privato per la gestione in forma integrata dell’offerta turistica, dell’attività promozionale e della strategia commerciale (promo-commercializzazione);
  • accordi con tour operator e agenzie di viaggio per l’inserimento della destinazione in pacchetti che includono tour (costi relativi alla stipula dell’accordo e alla commissione da corrispondere);
  • realizzazione e risanamento delle infrastrutture di supporto all’attività turistica (campo di calcetto, parco giochi, ville comunali) (costo stimato 18.500€);
  • creazione di un sito web per l’accesso multimediale al patrimonio culturale, con rispettive brochure e cd-rom (alta priorità; costo medio stimato tra i 15.000 e i 20.000 €).

Per redigere il piano dei finanziamenti, ci si può concentrare sia su fonti regionali sia su alcune europee. Diversi strumenti di finanza agevolata sono elencati di seguito:

  • Misure previste dal DSR (Programmazione 2007-2013);
  • Leggi Regionali per il settore turistico;
  • Legge 488/92 per agevolare investimenti produttivi nel settore dell’industria e dei servizi;
  • Legge 215/92. Legge per l’imprenditoria femminile;
  • Incentivi all’autoimprenditorialità e all’autoimpiego, in attuazione dell’art.45, comma1, Legge 144/99;
  • Legge 44/86 incentivi per la promozione e sviluppo dell’imprenditorialità giovanile;
  • Legge 185/2000: finanziamenti per la microimpresa;
  • Reg.(CE) 1080/2006 relativo al FESR che stabilisce la necessità di garantire che non vi siano discriminazioni fondate sul sesso, la razza, la religione, le tendenze sessuali nelle varie fasi di implementazione degli interventi;

Dal POR-FESR 2007-2013 (Fondi Strutturali - Regolamento (CE) n.1083 del 2006):

  • Asse 1.1. Reti e collegamenti per la mobilità;
  • Asse 3.1.1. Valorizzazione identità culturali e risorse paesaggistiche e ambientali per l’attrattività e lo sviluppo; Asse 3.1.3 e Asse 3.1.6;
  • Asse 5.1.1. Sviluppo imprenditoriale e competitività di sistemi produttivi locali e del turismo;
  • Asse 6.1.1. creare strutture e servizi per l’insediamento e lo sviluppo di attività e servizi avanzati , anche a supporto del sistema imprenditoriale, tramite il riuso di strutture esistenti o forme di comodato del patrimonio immobiliare in disuso;
  •  Asse 6.2.2;
  • Asse 7. Rafforzare le capacità tecniche di gestione del territorio e la capacità di amministrare.

Tra gli strumenti di finanza ordinaria troviamo:

  • Mutui agevolati a lungo termine (10/20 anni);
  • Leasing immobiliare agevolato con garanzia in favore della società di leasing per il rimborso del canone mensile;
  • Strumenti assicurativi;
  • Attivazione di prestiti partecipativi;
  • Finanziamento a medio o lungo termine a tasso fisso o variabile assistito parzialmente, da garanzia pubblica rilasciata dal Fondo Centrale di Garanzia a favore delle PMI (L.662/96);
  • Eventuale fondo ad hoc.

C’è da sottolineare come l’intervento del Fondo Centrale di Garanzia a favore delle PMI è finalizzato a garantire i finanziamenti a medio termine, i prestiti partecipativi e le partecipazioni concesse dalle banche, dagli intermediari finanziari e dalle società finanziarie per lo sviluppo e l’innovazione alle PMI dell’intero territorio nazionale. Le operazioni ammesse all’intervento di garanzia sono:

  • finanziamenti a medio e lungo termine, ivi compresa la locazione finanziaria, di durata superiore a 18 mesi e non superiore a 10 anni concessi a PMI e consorzi a fronte di investimenti sia materiali che immateriali nel territorio nazionale;
  • prestiti partecipativi, ossia finanziamenti di durata superiore a 18 mesi e non superiore a 10 anni la cui remunerazione è composta da una parte fissa integrata da una parte variabile commisurata al risultato economico dell’esercizio dell’impresa finanziata concessi a PMI e consorzi a fronte di investimenti sia materiali che immateriali nel territorio nazionale;
  • partecipazione di minoranza, di durata non superiore a 10 anni, nel capitale delle PMI costituite in forma di società di capitali, acquisite a fronte di un piano di sviluppo produttivo dell’impresa.

Ovviamente nel caso di concentrazione su strumenti di finanza ordinaria, un requisito di accesso ai finanziamenti a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato dovrebbe essere l’adesione ad un consorzio dei proprietari che garantirebbe sia il buon esito dell’operazione finanziaria, sia una gestione unitaria nel complesso immobiliare, nel rispetto di specifiche norme tecniche in grado di facilitare l’iter realizzativi sia sotto il piano finanziario che tecnico-economico.
3.4 Action Plan.

L’Action Plan è un programma di azione, creato per fissare le linee guida da seguire per la realizzazione del progetto. Ovviamente le tempistiche relative a ciascuna azione da intraprendere possono essere più o meno lunghe, secondo le relative modalità burocratiche da seguire.

Casella di testo: ACTION PLAN

  

TAB.  SEQ "Tabella" \*Arabic 5

 

 

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

miglioramento accessibilità esterna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

campagne informative

 

 

 

 

 

 

 

 

 

riqualificazione edilizia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

restauro interni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

restrutturazione esterni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

impianti: luce, acqua, gas

 

 

 

 

 

 

 

 

 

arredi interni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

creazione sala convegni, sala comune e ristorante

 

 

 

 

 

 

 

 

 

segnaletica tra le case

 

 

 

 

 

 

 

 

concertazione pubblico-privato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

accordi con T.O. e AdV

 

 

 

 

 

 

 

 

 

risanamento infrastrutture di supporto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

creazione sito web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

promo-commercializzazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: Fonte: Elaborazione personale
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

CONCLUSIONI

 Il progetto di riqualificazione territoriale, oggetto del seguente studio, rappresenta una formula alternativa allo sviluppo turistico di Forza d’Agrò, e per un certo verso quella più idonea per la valorizzazione del vasto patrimonio storico-architettonico e per la soddisfazione dei bisogni di quella massa di viaggiatori che ricerca una vacanza diversa dal solito.

Il lavoro svolto è stato frutto di indagini territoriali a livello regionale e locale. Per la sua elaborazione sono stati coinvolti Enti regionali, A.A.P.I.T., architetti, ingegneri edili e altri soggetti che hanno collaborato vivamente e hanno apportato il loro aiuto per una progettazione più realistica possibile, basata anche sulla realizzazione di un modellino in 3D rappresentante l’intera area di intervento.

Ovviamente tutto l’elaborato è plasmato in una nuova ottica di incremento turistico, quella del Turismo Relazionale, che sfrutta le grandi potenzialità del luogo per l’applicazione dei cosiddetti “turismi alternativi”, tra i quali troviamo proprio l’Albergo Diffuso, in grado di rispondere perfettamente ad una domanda sempre più esigente e allo stesso tempo essere fattore di integrazione non solo tra gli attori e gli operatori locali, ma soprattutto tra la gente del posto e i cosiddetti “residenti momentanei”. Questa nuova prospettiva di sviluppo verso cui si dirige la ricerca di nuove forme di turismo e di ospitalità è fortemente improntata alle relazioni umane, che potrebbero offrire notevoli occasioni di miglioramento per la Sicilia, ma tuttavia ancora lunga appare la strada da percorrere per trasformare tali possibilità di sviluppo in opportunità reali e concrete.

Sebbene l’ospitalità diffusa in alcune realtà nazionali abbia riscosso notevole successo, trovando addirittura, in alcuni casi, sbocco in una apposita disciplina normativa, nella nostra regione questa nuova formula di ospitalità stenta ad affermarsi. Tuttavia i progetti non mancano. Rilevante è quello promosso nella Valle dell’Alcantara, portato avanti per iniziativa dell’Associazione Siciliana Paese Albergo, che mira alla creazione di un Sistema Turistico Locale tra 12 aree vicine, le quali, per la prima volta, intendono integrare le risorse territoriali per la realizzazione di un’azione integrata, capace di migliorare le capacità dei singoli comuni. Di non meno interesse è il progetto portato avanti dal GAL Etna “Le case nella lava”, dove l’obiettivo è quello di “promuovere ed attivare sul territorio del GAL un circuito ospitale che si caratterizzi per la simbiosi tra offerta ricettiva e la tipicità della casa”. Ovviamente tale obiettivo deve fondersi con iniziative progettuali di riqualificazione ambientale e sfruttamento delle risorse naturali come volano di sviluppo economico e sociale.

Certamente il vantaggio competitivo di una destinazione, in questo caso di Forza d’Agrò, deve tenere conto non solo dei fattori localizzativi, ma soprattutto della diffusione delle informazioni in merito a tali fattori e all’immagine che il paese, o la regione, si è creata sia livello regionale che a livello nazionale. E a tal proposito risulta indispensabile un legame coerente tra la promozione per la localizzazione degli investimenti e la capacità economica e sociale della destinazione di accoglierli e trattenerli. Non è sufficiente offrire solo incentivi finanziari e fiscali, ma occorre creare un sistema integrato di infrastrutture, di capacità professionali, di servizi di supporto, di organizzazione burocratica e condizioni socio-ambientali in grado di soddisfare le esigenze degli investitori.

In tutto questo processo, fondamentale per l’avvio del Paese Albergo è il ruolo dello Stato, proprio per l’incapacità dei singoli imprenditori di organizzarsi e creare un sistema, il che dipende anche dalla cultura siciliana, che è contraria all’associazionismo: anche se nell’immaginario collettivo i siciliani sono persone calorose e disponibili, a livello imprenditoriale preferiscono operare individualmente, probabilmente per le esperienze maturate operando in contesti territoriali ed economici difficili e scarsamente coesi. Perché un progetto del genere decolli, è necessario quindi creare maggiore elasticità e predisposizione nei confronti della cultura dell’ospitalità, ma anche costruire un clima di fiducia reciproca tra gli operatori come presupposto per una loro azione comune e integrata nel territorio.

Inoltre, una destinazione come quella oggetto d’esame, prevede una forma di valorizzazione e di promozione che non trascuri le risorse nel suo insieme: per effettuare un’efficace riqualificazione della destinazione non bisogna analizzare la singola risorsa, o chiesa, o monumento, ma è necessario considerare tutto il territorio nella sua totalità, come risultante dell’insieme inscindibile di potenzialità capaci di trasformare un “luogo” in “destination”, una “risorsa” in “attrazione”.

Il mio auspicio con il presente lavoro è che gli attori e gli operatori locali competenti comincino ad avviare rapporti di tipo relazionale e volti alla cultura dell’ospitalità, acquisendo una mentalità più aperta e più propensa ad accettare presupposti multiculturali, nella speranza di riscontrare sul territorio i segni tangibili di questo cambiamento, attraverso iniziative di integrazione come il Paese Albergo.


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www.regione.sicilia.it

 

www.utopie.it/turismo_responsabile/albergo_diffuso.htm

 

www.albergodiffuso.com

 

www.sextantio.it

 


 

[1] Una tendenza a considerare il territorio come un sistema, da valorizzare in maniera coerente, si legge tra le righe di un’intervista a Pietro Saglimbeni, operatore turistico di S.Alessio, riportata da G.Cavarra: cfr. Cavarra, G. “Argennum: cultura della Valle d’Agrò”, Messina 1991, pp. 41-45.

[2] Art.64, comma 7, tratto dalla Legge Regionale del 16 Gennaio, n.2

[3] Art.65, comma 2, tratto dalla Legge Regionale del 16 Gennaio, n.2

[4] Art.25, comma 3, modifiche alla Legge Regionale del 14 Maggio 1984, n.22, tratto dalla Legge Regionale del 12 Agosto, n.27

[5]I Borghi più belli d’Italia”, Roma, 2005, edito da Società Editrice Romana, pag. 335.

[6]Santo Stefano di Sessanio e l’Albergo Diffuso”, L’Aquila, Febbraio 2005, edito per Sextantio S.r.l., pag. 23.

[7] Clementi, A. “Governare il mutamento. Reti, città, territori”, in Territorio 16/2001, p.31.

[8] Butler, R.W., “The Concept of a tourist area. Cycle of evolution: Implications for Management of Resources”, Canadian Geographer, Vol. 24, 1984.

[9] Cfr. Lo Faro, M.D. “Proposta per un progetto di valorizzazione territoriale e promozione turistica nei comuni del Consorzio Valle d’Agrò”, Progetto Master, Università degli studi di Catania, 2003-2004, p.19.

[10] Magnaghi, A., “Il progetto locale”, Torino, 2000, p.28.

[11] Martinelli, F., “La pianificazione strategica in Italia e in Europa: Metodologie ed esiti a confronto”, Ed. Franco Angeli, 2005, Cap.11.

[12] P.Kotler, “Marketing Management”, ISEDI, Milano, 1992.

[13] Dall’Ara G., Esposto M., “Il fenomeno degli alberghi diffusi in Italia”, Molise, 2005, p.21.

[14] Dall’Ara G., Albergo Diffuso “Newsletter”,  Dicembre 2006.

[15] Le caratteristiche di un progetto di fattibilità sono definite dalle Legge quadro in materia di lavori pubblici 11.2.1994, n.109 (la c.d. Legge Merloni).


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Emanuele Giuseppe Di Cara Viale delle Rimembranze Forza D'Agrò E-mail: toglimi_edicara@aruba.it*
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