Forza d'Agrò paese medievale a due passi da Taormina e l'Etna. Ricco di arte, storia e cultura, panorami mozzafiato. Famoso per aver accolto i cast di molti film.


La dimensione sacrale del paesaggio

Banca di Sicilia 1984

Sempre nella tematica di comunità che sia pure distinte vivono momenti di intenso rapporto attraverso il culto è da ricondurre quanto avviene a Forza D'Agro e Gallodoro in due momenti particolari del loro calendario rituale. Approfondirne la storia equivarrebbe senza dubbio a visitare quella dell'intero territorio su cui essi gravitano, da Letoianni a S. Teresa Riva e al loro entroterra: un insieme di monti e valli su cui, quasi a semicerchio, sorgono piccoli e antichissimi paeselli, tutti connessi al ruolo storico della fìumara D'Agro.

Da una lettura sul campo i due abitati in esame presentano molte affinità. Medievali, occupano le pareti scoscese delle loro rupi con castello e chiesa del Crocifìsso in vetta e Matrice egualmente intitolata a Maria Assunta. Un basso reddito ed una forte emigrazione si collegano ad una ridotta attività agricola basata su vigneti e pochi cereali, sicché grosso polo di attrazione, ma anche motivo di spopolamento, diviene Taormina e la sua costa.

Ciascuna Matrice conserva il gonfalone della propria confraternita. Cinquecenteschi, a forma di edicola gotica, in legno intagliato, presentano al centro un'immagine di Madonna con Bambino ritenuta opera del medesimo pittore57.

Ad entrambi, l'uno della SS. Trinità per Forza D'Agro, l'altro dell'Assunta per Gallodoro, si collegano le due feste di maggio e di agosto che pur svolgendosi in anni alterni vedono ugualmente unite le due comunità che si incontrano di volta in volta in un preciso luogo del rurale, in prossimità di quell'urbano sede del rito.

Il luogo, il cui toponimo «a Grutta» è analogo per ciascun paese, si trova a nord degli stessi e avvia e conclude i relativi cortei processionali. È plausibile ritenere che la sua scelta si colleghi storicamente ad un particolare prodigio, forse legato a un pronostico. Vi avviene infatti l'incontro degli stendardi che oggi sostituiscono gli antichi gonfaloni. Con un rituale estremamente suggestivo che vede raccolti quasi a cerchio i confratelli, le due immagini si fanno a lungo ondeggiare sino al combaciamento. Se ciò non accade è un se­gno della volontà divina, ovvero sono la Trinità e l'Assunta che si respingono ma­nifestando l'incombenza di una prossima calamità.

Gli abitanti ricordano in proposito che nel 1940, anno dell'inizio della II guerra mondiale, vani furono i tentativi di avvi­cinare i due stendardi.

Con l'ingresso nel paese «ospitante», le successive funzioni in chiesa e la processione urbana ha termine la festa58.

Va sottolineato il suo alto valore sim­bolico; quasi un rito tribale di fratellanza che nell'annullare i confini amministrativi, rende i due paesi complementari tra loro, li unifica in un corpo unico: due quartieri di uno stesso abitato, o forse più esattamente due contrade di un unico territorio legate da una storia comune.

Altro argomento denso di problemi ed estremamente sfaccettato sarebbe lo studio della «proliferazione» dei santi. Sopratutto nelle grandi città esso si collega in parte al rapporto spesso conflittuale e raramente coincidente tra i culti del clero e quelli del popolo. Le modalità con cui il primo si impadronisce dell'urbano si esprimono, a livello fisico, nel costruito degli edifici religiosi in genere localizzato in «punti» assolutamente programmati, alcuni dei quali assumeranno nel tempo un ruolo trainante nei confronti non soltanto delle aree libere del territorio, che si andranno via via trasformando da contrade a realtà parrocchiali, ma anche della vita che vi si svolgerà. L'intero spazio pertinente alla comunità viene diviso in zone i cui limiti e confini sono quasi sempre dettati dal potere della parrocchia, chiesa particolare tra le tante, unica per ciascuna zona e con pieni poteri su essa. Gli abitanti si dividono in gruppi distinti di parrocchiani che nella loro reciproca chiusura elaborano, sopratutto in campo religioso, culti e credi diversi che spesso si aggiungono a quelli già numerosi del clero locale. Ogni nuova chiesa al nasce­re viene infatti sacralizzata attraverso la sua intitolazione ad uno specifico santo che ne diviene il protettore in senso asso­luto e al quale si collega quasi sempre l'istituzione della relativa festa e quindi l'introduzione di un nuovo culto che non è detto venga condiviso da tutti gli abitanti o anche dai soli parrocchiani. Il popolo della parrocchia trascura il santo o gliene contrappone uno suo; pur riconoscendosi in esso in tali casi ne elude la rigida normativa. Basterebbe in proposito ricordare come i pellegrinaggi medioevali, al di là del movente religioso, costituissero anche una possibilità di evasione dai chiusi e ristretti ambiti della parrocchia59. Tali considerazioni non risolvono evi­dentemente la complessa problematica dei numerosissimi culti locali, ma ne potrebbero costituire una chiave di lettura. Un esempio eclatante lo trasmette Calta-girone, insediamento antichissimo che nell'impianto e nel tessuto conserva intatta l'impronta medievale, nonostante il ridisegno del suo monumentale dopo il terremoto del 16936". Una ventina di santi costituiscono l'ufficiale del culto; ad essi ne corrisponde un quasi analogo numero da parte degli abitanti, chiaramen­te manifesti in quanto venerati all'inter­no delle cento e più edicole disseminate nell'urbano in base ad una logica interna difficilmente spiegabile. Tranne i pochi casi comuni rappresentati da Maria SS. di Conadomini e S. Giacomo, patroni, e ancora S. Francesco di Paola, la non coincidenza è totale. L'intera comunità manifesta una straordinaria coesione nel culto verso la Madonna, sia pure, come al solito, distinta con attributi diversi: delle Grazie, del Ponte, l'Addolorata, delle Lacrime, del Carmine, di Lourdes, di Pompei, del Rifugio.

All'opposto, andrebbe ricordato come culti comuni in rapporti non conflittuali tra élite e popolo, abbiano spesso generato da parte di entrambi prodotti di eccezionale valore artistico nei confronti dei quali non sempre è facile distinguere la priorità storica dell'uno o dell'altro.

Un riferimento tra tanti viene offerto dai culti di S. Lucia nel siracusano e di S. Corrado nel territorio netino e dalle grandi affinità che si riscontrano nelle relative urne e negli splendidi collari in legno, scolpiti dai pastori degli Iblei61.

 

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Emanuele Giuseppe Di Cara Viale delle Rimembranze Forza D'Agrò E-mail: toglimi_edicara@aruba.it*
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